Saturday, August 15, 2020
 

Smart Cities: identikit ed opzioni

Roma, 27 Giugno 2011, Sala Perin del Vaga, Istituto Luigi Sturzo

via delle Coppelle 35, Roma

Incontro aperto al pubblico

Tecnologiche e interconnesse, ma anche sostenibili, confortevoli, attrattive, sicure, in una parola  “intelligenti”: questo  l’identikit delle smart cities, le città sulle quali in Europa e nel mondo si scommette per garantire uno sviluppo urbano  equilibrato e al passo con la domanda di benessere che proviene dalle sempre più popolose classi medie internazionali. Puntare sulle nuove tecnologie per migliorare la gestione dei processi urbani e la qualità della vita dei cittadini è la linea  seguita dalle amministrazioni locali che stanno siglando accordi con grandi imprese del settore per ridisegnare le proprie città. Amsterdam, Seattle, Singapore e Curitiba (Brasile) sono alcuni dei migliori esempi in questo campo anche se si fa sempre  più strada un ruolo propulsivo da parte delle amministrazioni centrali, che intendono sostenere con nuove risorse e strumenti normativi la realizzazione di città innovative e intelligenti.

L’incontro organizzato dalla Fondazione Economia  Tor Vergata  intende proporre un momento di riflessione su questo  tema a imprese ed istituzioni potenzialmente interessate. Ciò non solo dal punto di vista delle scelte tecnologiche che si  possono realizzare ma anche delle valutazioni costi benefici di diversi interventi possibili, guardando sia al ruolo delle città  che a quello dei villages.

PROGRAMMA

9:00 Registrazione

9.30 Apertura

LUIGI PAGANETTO Fondazione Economia – Università di Roma Tor Vergata

Relazione Introduttiva

ANGELO AIRAGHI Finmeccanica e Fondazione Economia – Università di Roma Tor Vergata

Interventi

PAOLO ANNUNZIATO Telecom Italia

LINDA LANZILLOTTA Camera dei Deputati

GIAMPAOLO MANZELLA Provincia di Roma

GIUSEPPE ROMA  CENSIS

ANGELO RUGHETTI ANCI

MARCO STADERINI ACEA

LIVIO GALLO* ENEL

ANNA BROGI ENEL

MARCO GHISI Selexelsag

MARIA GRAZIA MIDULLA Clima e Energia WWF

MARIO ROSSO Almaviva

MAURO SPAGNOLO Rinnovabili.it

PIERO TORRETTA* ANCE

RENZO TURATTO* Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

MICHELE ZIOSI FIAT

13.00     Conclusioni

Materiale disponibile (scaricabile dal sito)

  • Presentazione intervento Benedetta Rivetti Dipartimento per la Digitalizzazione della PA e l’innovazione tecnologica “UE e SMART CITIES Politiche, attività, eventi e finanziamenti UE”
  • Presentazione intervento Mauro Spagnolo – Direttore Responsabile rinnovabili.it “SMART CITY, UNA SFIDA OBBLIGATA”
  • Presentazione intervento Michele Ziosi – Fiat Group Automobiles – Relazioni istituzionali
  • Presentazione intervento Anna Brogi VP Qualità Sicurezza Ambiente Enel Distribuzione SpA “Smart Cities: il contributo di Enel Distribuzione”
  • Presentazione intervento Marco Ghisi Selexelsag “SMART CITY La proposizione di Selex Elsag”
  • Presentazione intervento Angelo Airaghi Finmeccanica e Fondazione Economia – Università di Roma Tor Vergata “Note introduttive”
  • Presentazione intervento Paolo Di Bartolomei Telecom Italia

Resoconto incontro (Alice Cortignani)

PAGANETTO

Dualità dell’importanza delle città. Qualità della vita ma anche engine of growth

Le città devono rappresentare questo ruolo di Motore di sviluppo in modo che il territorio intorno ne benefici.

In che modo la smartness si identifica si specifica ecc.

Numerose iniziative italiane:

ANCI-TELECOM NEL 2010 laboratorio sulle sc

GENOVA

Problema al momento: non esiste un progetto in cui sia chiaro quali sono le determinanti ed i modi di essere di una smart city.

Esigenza ovvia che ci sia più efficienza energetica. Esigenza di più largo impiego di ICT. Ma come queste variabili tecnologiche si riflettono nella capacità di una città di essere motore di sviluppo??

Manca un discorso progettuale.

Necessità di metodo: Costi-benefici, opzioni reali per valutare le opzioni. Opzioni che non sono reversibili.

Problema di metodo accanto a problemi di tecnologia e istituzionali.

Gleaser: tema del capitale umano.

AIRAGHI

Smart concetto più ricco e ambiguo di intelligente: furbo, brillante. Tema non facile da definire.

A livello EU il concetto di SC risale al SET PLAN piano europeo per le tecnologie energetiche e strategiche dove è stato evocato il fatto che le città che si impegnassero a raddoppiare gli obiettivi 20 20 20 in termini di efficienza, ambiente, rinnovabili avrebbero potuto appropriarsi dell’appellativo SC e giovare di fondi, per proseguire in questo tipo di investimenti. Fondi che non ci sono.

Se ne riparla con l’VIII programma quadro.

Nel frattempo il tema si è ampliato. Non si può ragionare solo a livello energetico-ambientale.

Torniamo a ragionare di città (poi quando si saprà con più precisione cosa si intende per SC e quali finanziamenti ci sono, se ne riparlerà).

Definizione di CITTA’: città come meta-sistema. Composta da mille sotto sistemi che interagiscono tra di loro. Punto fondamentale: sugli n sotto-sistemi che costituiscono il sistema tecnologico della città agiscono una quantità di attori. In alcuni casi c’è un monopolio, in altri competizione, soggetti pubblici e privati, regole diverse, fonti di finanziamento diverse.

Grandissima complessità. Gli effetti di questa pluralità di attori e regole si traduce: maggiori costi, tempi dilatati, minore efficacia.

Esempio:

pali della luce intelligente: potrebbero avere molte altre funzioni rispetto a quelle standard: potrebbero ospitare dei sensori di traffico, telecamere per video sorveglianza diffusa, potrebbero diventare dei distributori di energia elettrica per le auto elettriche. Potrebbero ospitare impianti di fotovoltaico ecc.

Necessario aver pianificato cosa bisogna fare.

Smart grids: allaccio dell’Enel, ci mette anche le fibre ottiche. Una volta che c’è una rete di comunicazione che arriva dentro casa, la si può utilizzare per fare altre cose.

Veicoli elettrici: domanda di elettricità diffuso e capacità di accumulo elettrico diffuso.

Città capace di superare o attenuare i problemi di integrazione. Non è nella singola tecnologia, ma nella visione d’insieme. SC dovrebbe avere una visione complessiva di tutti gli assi d’intervento, spesso gestiti da interlocutori diversi, individuando e definendo le interfacce tra i vari sottosistemi. Ruolo fondamentale delle amministrazioni locali alle quali viene richiesto un compito immane.

RUOLO DELLA FONDAZIONE: SC implica delle politiche d’investimento che sono ben correlate con quello che il nostro paese dovrebbe/potrebbe fare. Investimenti a bassa intensità di capitale (no grandi opere), a bassa intensità di materie prime ed energia, ad alto valore aggiunto e generatrici di occupazione qualificata. Natura degli interventi tale per cui potrebbero essere finanziati da finanziatori terzi, bancabili.

Fare in modo che le amministrazioni locali ci ragionino insieme, in modo che la conoscenza si diffonda, magari con parti esperte. Realizzare un catalogo di esperienze, con una valutazione degli effetti positivi/negativi. Problemi metodologici per quantificare costi benefici ex ante. Immaginare strumenti normativi/finanziari innovativi. Raccolta delle best practices.

ANCE – Monosiglio

Sviluppo di un paese nasce/dipende dalle città è vero in tutto il mondo. Interesse economico del futuro. Attenzione a quello che si costruisce. Cambiamento epocale di scenario, non più interesse alla quantità di costruzioni, non più finanziamenti per la mera realizzazione di opere, ma finanziamenti “vincolati” alla capacità di un’opera di realizzare una determinata funzione.  NY rappresenta la frontiera dell’innovazione; nonostante la crisi a NY si parla di futuro, di come la città dovrà evolversi nei prossimi anni, il sindaco sta sollecitando tutte le forze in campo (VEDI CASO NY) coinvolgimento di tutte le tecnologie. Tecnologia evolve mentre si prendono decisioni. Quindi è più importante parlare di governante, capacità di prendere decisioni. Non tanto importante la capacità di realizzare la posa di fibre ottiche in città, quanto la capacità di capire come gestire le decisioni di modifica di investimenti con una durata economica molto breve. Città flessibili non tanto dal punto di vista infrastrutturale (anche quello) ma nella loro capacità di prendere decisioni. Dicotomia tra il desiderio di innovazione/rivolto al futuro e l’abitudine e la prassi di imprenditori e costruttori. PORTA DI ROMA esempio di benchmark negativo. Non capacità di concordare tra pubblico e privato lo sviluppo del futuro.

SPAGNOLO: (Porta di roma) Il costruttore Mezzaroma si è mosso all’interno dei meandri normativi della legislatura locale, ma le amministrazioni dovrebbero gestire la responsabilità dello sviluppo verso l’idea di SC. Non si può lasciare ad un privato il compito di portarci “da solo” verso una realtà smart.

Si dovrebbe: porre degli obiettivi di PRESTAZIONE e non di realizzazione.

AIRAGHI città che si muove verso la smartness partendo da una grande area industriale dismessa. Partire da un elevato livello di servizi/ambiente da un punto di vista architettonico e funzionale e capire se quello può essere il volano per un modello di sviluppo dell’intera città.

ALESSANDRO ORTIS: cosa c’è di nuovo? Necessità di considerare la drammaticità di quello che con le tecnologie disponibili non si è fatto, né si fa, nell’ottica di un processo di sviluppo (smart?) in continua evoluzione.

Quanto smart era per la tecnologia dell’epoca la città di Pompei? Dobbiamo metterci in un’ottica di staffetta che noi dobbiamo raccogliere. Sfida, non difficile, che dobbiamo affrontare guardando a 4 aspetti:

  1. Città/villages: qual è il confine geografico dello smart? Partiamo dalle grandi metropoli, le città, gli ambiti, lo sviluppo locale. Dobbiamo sempre confrontarci con una serie di dimensioni geografiche e settoriali. Complicazioni dovute dal fatto che le dimensioni settoriali interagiscono fra loro.
  2. La governance. Ruoli/livelli/competenze politiche. I livelli devono essere ben chiariti, che siano in grado di dare delle linee guida e di assicurare le armonizzazioni dei quadri legislativi/normativi/appalti/concessioni. Livello europeo/statale/regionale. Dimensione locale. Autorità indipendenti: per certi servizi anche gli assetti dei ruoli devono essere smart. Dar valore a queste istituzioni. Tutelando l’indipendenza e l’autonomia, mettendole in grado di intervenire.
  3. Risorse e investimenti. Quadri normativi regolatori che facilitino gli investimenti, sostenuti da ricerca e sviluppo adeguata.
  4. L’approccio user-centred. Andare ad analizzare, saper cogliere i bisogni, le attese, la partecipazione del cittadino. Necessità di attivare adeguati processi di CONSULTAZIONE. Predisporre le intenzioni, sviluppare processi pubblico di consultazione (altro che lobby!!), chiedere che sia applicata la legge per quanto attiene l’analisi dell’impatto regolatorio, impatto delle norme. Collaborazione istituzionale, tra livelli di governante chiariti.

Esempio concreto: Ci sono dei servizi significativi: acqua, elettricità e gas. Dimensione della distribuzione più intelligente, non più monodirezionale ma bidirezionale che parta dal consumatore, fornito di uno strumento interessante, di potere anche e cioè lo smart meter. L’Italia è la prima del mondo: il sistema di diffusione degli smart meters in Italia è un benchmark mondiale (caso di successo). Perché: risparmio individuale, fasce orarie, il consumatore può scegliere le proprie soluzioni di consumo, sicurezza del sistema, si può limitare la potenza e non togliere del tutto. Gestione della morosità. Smart grids essenziali per uno smart environment, sviluppo sostenibile. Gestione, un domani, della mobilità elettrica. Settore elettricità intersecato con quello dei trasporti. Sistema degli accumuli.

Istituzione che lui presiede: Lanciati i progetti di smart distribution con dei progetti a gara per ottenere dei vantaggi. 2% di ritorno sul capitale investito.

PAGANETTO: Centralità dei cittadini.

MARIAGRAZIA MIDULLA WWF:

Progetto REINVENTING THE CITY, internazionale, nasce dalla consapevolezza che il processo di urbanizzazione è velocissimo e crea dei problemi dal punto di vista ambientale enormi e anche dalla consapevolezza che le città sono un polo che da un lato provoca problemi, dall’altro li subirà. CLIMA: la città produce (direttamente o indirettamente) dal 70 all’80% di emissioni di CO2, d’altro canto è scarsamente flessibile e soffrirà i problemi di cambiamenti climatici (esperienza di New Orleans). Esigenza nasce da una difficoltà oggettiva: da un lato il ruolo nel produrre i guasti globali della città, dall’altro i problemi ai cittadini.

Vince chi trasforma gli elementi di crisi in opportunità.

Manca la VISIONE. Che cos’è la SC? Ci deve essere una visione condivisa della nuova città. La nuova città dovrà ridurre drasticamente la propria impronta ecologia e ridurre i problemi. Non si deve pensare con il proprio (limitato) bagaglio ad un pacchetto innovativo/comunicativo che si chiama smart. È il momento delle scelte. Qualcosa si fa, qualcosa non si fa più.

CLIMA/NEGOZIATI INTERNAZIONALI: Non si può partire solo a un livello globale, per quanto un livello globale ci sia. Sfida che non ha confini. Ma ci devono essere due spinte convergenti: il livello locale che deve convergere con quello globale. Città come attori, non perché qualcuno è interessato a fare il mercato del carbonio delle città, ma soprattutto perché la città deve recuperare una visione globale.

Altra dimensione: dimensione di comunità delle città. Dagli anni 60 in poi, degrado dell’idea di comunità delle città e degrado della visione.

AGENDA 21: lista comprensiva dei problemi da affrontare. Sulla carta progetto positivo ma difficile dal momento che si è smarrita una visione.

DG clima è rimasta appesa tra ambiente ed energia ed è depotenziata quindi intervento carente.

Strategie aggressive delle riduzioni delle emissioni, visto che andiamo verso una roadmap 2050. Affrontare il problema tecnico ma in modo interdisciplinare.

Secondo il punto di vista energetico CORVIALE va benissimo, d’altro canto non può essere l’unico punto di vista. Se si parla di de materializzazione nelle città, va affrontato il problema di quali sono i luoghi d’incontro della città.

Quando si ha una visione i cambiamenti tecnologici sono facilmente assorbibili, visione implica flessibilità.

Fare delle scelte significa anche cambiare la destinazione degli investimenti: disinvestire in infrastrutture fisiche (tranne green infrastructure) e investire in altro, le strutture portanti della dematerializzazione per rendere la città più sostenibile e più vivibile.

In ITA non si riesce a fare una road map, e l’idea di SC non ha senso se non c’è un quadro nazionale, che dovrebbe essere la riduzione della CO2 nazionale.

GERMANIA: si affronta con gli psicologi il tema di come affronteranno il cambiamento i cittadini.

(1: 34)

ANNA BROGI – ENEL

Slide

Nel cercare di modellare la SC, il cittadino ha il ruolo centrale. E attaccata la rete elettrica che pervade qualsiasi città e arriva in tutte le case ed è una rete evoluta. All’interno del set plan energia hanno cominciato a parlare di SC, non ci sono soldi, ma ci sono movimenti in EU e un certo numero di call che hanno come cappello la possibilità di integrare progetti sulle SC.

Che cosa include SC: vedi slide.

Moltissimi stakeholders. A livello locale una serie di iniziatori: comune, sostenitori, partner finanziari, università, cittadini, con cui bisogna cominciare a parlare dall’inizio e poi saranno i fruitori finali.

Cosa fare?

Definire una road map, tecnologie killer, tecnologie che possono contribuire a realizzare abbassamenti di CO2, finanziamenti, piano completo per coinvolgere stakeholder, necessità di supportare gli investitori con i ritorni di savings energetici. ??? progetti pilota per dimostrare che i progetti sono scalabili e sostenibili.

Rotterdam Copenhagen Stoccolma vincono sempre le call europee.

Ruolo del distributore. Perché enel è fondamentale? Perché gestiscono la più grande smart grids del mondo.

Database su guasti ed eventi di quasi 10 anni.

Progetto: gestione avanzata di rete per la gestione intelligente della rete, per i flussi che arrivano dalle energie rinnovabili.

Mobilità elettrica, infrastruttura di ricarica.

Efficienza energetica delle case, progetti con Telecom, per dare nuovi servizi. Scopo: mettere a disposizione i dati ai nostri clienti.

Illuminazione pubblica a led.

Integrare le fonti rinnovabili nelle aree urbane, abilitare nuovi servizi, ottimizzare le curve di carico. Previsioni dell’auto elettrica e dei sistemi di reti. Storage di energia: capacità della rete di gestire veramente e rapidamente.

Non è facile parlare con i comuni, perché non è facile indirizzarli verso una road map che abbia ritorni reali.

LANZILLOTTA

Italia paese delle 100 città, nelle città si è creata innovazione urbana e tecnologica (acquedotti di pompei e roma).

Città luogo dell’applicazione dell’intelligenza e della creatività. Applicare tutte le tecnologie disponibili per un uso efficiente delle risorse per migliorare e garantire, in prospettiva, una sostenibilità ambientale e sociale.

Italia: sempre stata un luogo di progettualità, ma l’ultimo decennio ha smarrito questa funzione perché:

vari fenomeni hanno marginalizzato il ruolo della città.

  1. Il patto di stabilità e l’asciugamento delle risorse a disposizione, difficoltà/ incapacità di organizzare la spesa disponibile ha congelato la capacità di trasformazione urbana attraverso una leva di investimenti pubblici. Effetto degli investimenti pubblici a livello locale, negli ultimi 10 anni c’è stato un crollo e le grandi trasformazioni urbane hanno una leva di spesa pubblica che attiva un rapporto pubblico/privato. Punto cruciale che ha coinciso con un altro fatto (causa/conseguenza?):
  2. La centralità istituzionale è stato assunto dalle regioni.  La spesa sanitaria ha un andamento inverso a quello di città/comuni. Ha comportato sul piano della visione strategica/della governance una focalizzazione sulle regioni e sull’area della sanità (1/6 della G) e regressione di focalizzazione strategia dal tema della città e dello sviluppo urbano che è il ruolo dell’innovazione.
  3. Difficoltà a livello istituzionale. Non nascono le città metropolitane che potrebbero essere strumenti e luoghi di indirizzo strategico dello sviluppo di quello che sono le dorsali delle città intelligenti che sono le reti e le reti per definizione, data la frammentazione del nostro paese, la dimensione ideale è quella della città metropolitana o quella della provincia che però ha sempre di più una dimensione comunale.

Riflessione sulle condizioni istituzionali e sulla riallocazione della spesa per far partire di nuovo una politica strategica per le città. Non c’è nessun luogo nel governo in cui si parla di queste cose, tema non all’ordine del giorno. Un ministro (in questo ambito) non dovrebbe gestire risorse ma condividere e costruire le visioni strategiche che consentono di esercitare in modo autorevole la funzione di coordinamento e indirizzo strategico. Attualmente, non essendoci una visione comune ogni iniziativa viene vissuta come un’invasione delle proprie competenze. Effetto della frammentazione istituzionale e corporativismo istituzionale. Competenza difesa “in quanto è mia” e non per ottenere un risultato al servizio del cittadino.

Decennio ha determinato una disgregazione istituzionale rispetto alla quale oggi fatica ad affermarsi 1 politica per le città.

Agenda 20-20 molto debole. A fronte della politica per la riduzione del disavanzo del debito, non c’è l’attitudine a guardare al futuro, modo di ricomposizione politica-sociale del paese.

Fallimento di Lisbona 2000: governi hanno messo al centro la politica di riduzione della spesa senza associarle a questo un modello di sviluppo e crescita del paese senza mettere al centro un politica di innovazione tecnologica a supporto di questo modello di crescita.

Scenario importante perché se non c’è questa cornice è difficile se non facendo cose micro con incentivi energetici etc. ma non c’è l’innovazione di sistema è problematico.

Reti: quello che è successo con il referendum sull’acqua non ha aiutato a capire il discorso delle reti. E cioè come utilizzare con efficienza risorse scarse.

Politiche per orientare la liquidità sul mercato verso investimenti: reti energetiche, idriche di comunicazione, piuttosto che su speculazione finanziaria. Attraverso vincoli a un regolazione che può avere una funzione positiva e tendenza alla criminalizzazione alla tendenza di inserimento dei privati in questa direzione che può orientare l’opinione pubblica in modo contraddittorio. ???

Evitare di orientare l’opinione pubblica in modo non veritiero e demagogico.

RETE NGN: noi siamo bloccati e gli altri corrono. Qualcuno al governo dice che non c’è domanda. Siamo bloccati da una vicenda settoriale e cioè la struttura finanziaria dell’azienda che controlla la rete che ha difficoltà a partecipare agli investimenti. È l’offerta che crea la domanda. Offerta di servizi per fare la rete. Noi potremmo essere in ritardo. In EU parte di finanziamento pubblico a fondo perduto e parte di finanziamenti privati.

Telesanità, tele medicina etc sarebbero in grado di fornire una capillarità di servizi con una riduzione dei costi.

Governare questo processo: Transizione dal sistema attuale a quello di servizi digitali. Surplus di personale in alcuni settori insieme a nuove capacità da assorbire in altri settori. Necessità di formare e rinnovare i dipendenti pubblici sulla base di nuove culture. Percezione delle promesse mancate: riforme che promettono il cambiamento ma non lo realizzano. Innovazione non scatta perché persone e figure non hanno le professionalità per attuare il cambiamento.

Servizi della PA: non c’è stato un committment vero, no convinzione della leadership che questo può essere la chiave del cambiamento. Non c’è cultura negli opinion makers di occuparsi di innovazione tecnologica (niente prime pagine dei giornali).

Nuovo humus e cultura che spinga la politica ad interessarsi di questo. I consumatori non si appassionano.

A livello di governo, dal 2003 in cui si producevano libri bianchi dell’innovazione. Proposte di policy: che sempre veniva fatta è che l’innovazione tecnologica fosse una struttura di staff al primo ministro, perché solo cosi poteva essere in quanto funzione trasversale e di coordinamento. Ma se il primo ministro fosse determinato può orientare l’azione di governo e l’allocazione delle risorse. Questa cosa non è successo.

Perché è stato sempre un dipartimento della funzione pubblica che ha come compito quello di fare contratti per il pubblico impiego. Che non ama più di tanto l’innovazione tecnologica perché significa ribaltare i rapporti di potere nelle PA. Operare in rete richiede un riassetto di strutture gerarchiche. Quello che fa il min. dell’innovazione pubblica è contrastato da se stesso, con le org sindacali. Quindi, sostanziale paralisi.

Necessità di centralità della questione nell’agenda di governo e governance diversa.

(2.22)

PAGANETTO: Le regioni sono diventate il centro delle attività e delle scelte decisionali a scapito delle città. Città al centro del modello di sviluppo. Ma sviluppo senza innovazione???

ROMA

Città dentro cui sperimentare le nuove tecnologie. Italia mai amato troppo le nuove tecnologie. Nel senso di non dare alle tecnologie il senso del cambiamento forte economico e sociale. Ma i cambiamenti ci sono stati e non ce ne siamo neanche accorti. Spinta nella dimensione delle città più piccole ma non capiamo che viviamo in contenitori urbani grandi. Associazione delle “città slow” di piccola dimensione orvieto, positano etc e ora si discute come fare per le città piccole, sotto i 50mila abitanti.

http://www.cittaslow.org/

dimensione digitale aiuta i comuni. Bilancio ad oggi: ma chi finanzia le città digitali in Italia? Nessuno lo vuole sponsorizzare, adesso l’interesse per il digitale è marginale.

Scenario 2020: Italia popolazione cresce al centro nord, diminuisce il mezzogiorno. Cresceranno Roma e Verona, che in termini di abitanti crescerà di più, Bologna e Firenze. Torino Milano e Genova cresceranno meno. Sud: la gente vuole andare a vivere nelle grandi città, il 37% dei giovani.

La crescita delle grandi città sarà il bene dell’Italia tutti pensano. Chi ha necessità economiche non può permettersi di vivere nei piccoli paesi.

61% di italiani vivono in ambito metropolitano, anche se è un piccolo comune nel contesto metropolitano.

Impulsi al cambiamento secondo gli italiani:

  1. Il 54% degli italiani pensa che l’energie rinnovabili sono il maggiore fattore di sviluppo potenziale del nostro paese. Vantaggio personale e generale.
  2. Tecnologie legate alla salute.
  3. Waste management
  4. Auto elettriche e auto ibride.
  5. La banda larga.

Non c’è coscienza che le tecnologie dell’informazioni (hard, tipo banca larga) che siano utili. A cosa servono queste tecnologie?

Servirebbero ad avere meno carta. Perché la PA non è stata migliorata dal digitale? Perché il digitale non cambia il bel niente. Per esempio la c.d.i. elettronica.

Problema di ritardo nelle città, gap con gli altri paesi. In tutto il mondo le città stanno avanzando.

Telematizzazione, diritto ad internet. Noi non facciamo percepire l’utilità effettiva di queste cose.

Meno carta, più trasparenza, più partecipazione, possibilità di lavorare a distanza, creazione d’impresa,

Programma del min della ricerca sulla ricerca industriale: bando 2 anni fa ma nessun progetto.

Non c’è una messa in fase tra il sindaco che fa promesse e la logica delle risorse e delle imprese.

Punto essenziale: avere una rete a banda larga in termini rapidi. Ma non è all’ordine del giorno da nessuna parte. Noi siamo un sistema poco capace di apprendere dalle esperienze positive.

Necessità di pensare ai casi negativi. Trasferire concetti istituzionali in rete. In modo che sia appealing per i cittadini. Esempio: togliere l’ospedale ma garantire diagnostica online.

Smarter cities per better life, va praticato solo se le aziende che producono la tecnologia abbiano più spazio, corredato dall’offerta dei servizi reale. Arrivare al risultato. 15 anni fa ci siamo arrivati vicini. Poi ci siamo allontanati.

la curva dell’innovazione delle amministrazioni è lentissima. 2.45

PAGANETTO Servizi che il cittadino possa constatare utili. Vision che sia condivisa e fondata sui servizi che il cittadino può ricevere ed utilizzare.

ANCI -

Punto di vista dei comuni. Qual è situazione del soggetto attuatore cioè del comune???? Applicazione nel nostro paese più ampia e diversa perché la realtà italiana è molto particolare. Interventi non solo nelle grandi città ma anche coinvolgendo le diverse amministrazioni anche piccole-medie.

Un servizio è di interesse al cittadino se gli consente di superare la frammentazione tra i diversi livelli istituzionali siano essi per il rilascio di una pratica. Integrazione tra i diversi livelli istituzionali e tra amministrazioni. Tema fondamentale.

Tema dei vincoli del patto di stabilità pesa molto nelle decisioni delle amministrazioni. Tagli, vincoli stringenti e che cambiano frequentemente. Difficoltà di sviluppare una programmazione. Vincoli di non spendere delle risorse, a non impegnare.

Settore dei lavori pubblici soggetto a cambiamenti normativi, incertezza, anche le semplificazioni cambiano le norme in continuazione. Situazione di immobilismo in cui non è chiaro quali sono le regole, rischio paralisi perché non si sa quali leggi applicare.

Scenario lontano dalla realizzazione delle SC.

Prima città era l’interlocutore dell’amm centrale. (vedi lanzillotta discorso spostamento competenza alle regioni.) si parla sempre di conferenza stato-regioni ma ci sono sempre anche le città.

Riportare l’attenzione sul tema dell’innovazione. Non è di grande appeal. Mentre il tema delle SC visto che riguarda la qualità dell’aria, i trasporti, la gestione dei rifiuti e cosi via, sono più facili da affrontare e possono riportare l’attenzione sull’efficientamento della macchina pubblica.

Cosa fa l’Anci:

  1. superare questa frammentarietà delle amministrazioni centrali.
  2. Interlocutore nei confronti dei sindaci per spingere verso questo tipo di azione tramite informazione e formazione.
  3. Modello di città IN cioè intelligente, integrata, interoperabile. Efficiente nei servizi, nella spesa, attivabili tramite risparmi attivati.

Laboratorio partendo dalle città medie (disponibili e giusto background), protocolli con tutti gli operatori di telecomunicazione. Accordi con ENEL, ENEA.

Prove:

Test: Piacenza, Prato e Terni.

Reti NGN: Venezia e Reggio Emilia.

Per definire un modello si parte dal bisogno delle singole realtà e il patrimonio che le singole amm mettono a disposizione. Quindi le infrastrutture del sottosuolo, il territorio, le attrezzature i beni etc. spesso le amm non hanno neanche conoscenza del patrimonio del sottosuolo.

Collaborazione virtuosa: l’amm mette a disposizione il proprio patrimonio agli operatori economici d’altro canto il privato vede l’amministrazione pubblica come posto in cui investire.

 

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