Monday, December 9, 2019
 

Grecia. L’intelligenza del dono e la stoltezza di una presunta eguaglianza di condizioni

di Leonardo Becchetti

Il dibattito sul debito greco è finito in un impasse. Da una parte si riconosce che il debito greco non è sostenibile. Dall’altra si è riluttanti a riconoscere alla Grecia condizioni particolari che implicano un parziale condono o allentamento delle condizioni perché questo stabilirebbe un precedente pericoloso per gli altri paesi che hanno fatto sacrifici e rimesso in piedi le loro finanze.

Il ragionamento si basa su un malinteso senso di equità partendo dal presupposto che ci vogliono condizioni uguali per tutti (ed ignora che già le condizioni per la Grecia sono radicalmente diverse da quelle degli altri paesi). In realtà come dicevano gli antichi summum jus summa injuria. Fissare regole uguali in situazioni diverse è il massimo dell’ingiustizia. Si ragiona come se i greci uscissero da un carnevale: condonare il debito a quei furboni comporterebbe il rischio che altri tentino la stessa strada.

Forse si dimentica che i Greci hanno pagato gli eccessi del rigore, la deflazione europea e nazionale e gli errori propri e altrui delle ricette post-crisi con una perdita del 25% del PIL, una disoccupazione stratosferica e un peggioramento marcato delle condizioni di vita. Qualcuno vuole seguire la stessa strada ? Si accomodi. Possiamo anche farne una regola generale uguale per tutti. Se qualche paese preferisce perdere un quarto del PIL, arrivare a quei livelli di disoccupazione, vedere riaumentare mortalità infantile e ridurre aspettativa di vita proceda pure e, dopo aver fatto tutto questo, avrà diritto a condizioni eccezionali sul proprio debito il che sembra persino tautologico).

Non si esce da situazioni eccezionali come quella greca senza un misto di condizionalità e di dono che veda rafforzata la seconda componente. La via tecnicamente migliore sono i titoli indicizzati al PIL (o all’inflazione) che implicano ovviamente interessi modulati sulle capacità di ripresa del paese. E questo è nell’interesse dei creditori stessi che per la loro rigidità rischiano di perdere molti soldi. Ci vogliono soluzioni di più ampio respiro di una tregua di 4 mesi. Importante però la direzione intrapresa dal governo greco che cerca di raccogliere risorse combattendo in modo radicale l’evasione e la corruzione e restituendo parte di quanto ottenuto con misure contro la povertà. Ma se vogliamo veramente risolvere il problema dal lato dei creditori ci vogliono iniziative più coraggiose che aumentino la componente di dono.

Articolo apparso sul blog La Felicità Sostenibile il 25/02/3015

 

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