Wednesday, December 11, 2019
 

La condanna di Maastricht e la sfida della ripresa

di Giorgio La Malfa

I dati dell’Istat indicano che nell’ultimo trimestre del 2014 il reddito nazionale italiano non è diminuito. È  la prima volta negli ultimi anni.

Quanto al 2015, trova conferma nelle previsioni la stima del governo di un aumento del reddito dell’ordine dello 0,5%. Che il Ministro dell’economia possa trarre un sospiro di sollievo dopo un flusso ininterrotto di dati negativi che dura da anni è comprensibile.

Ma sostenere che la crisi è finita e che si apre per l’Italia una specie dell’età dell’oro, come si sente dire negli alti livelli del governo, appare francamente eccessivo.

Questi dati non giustificano né l’esultanza, né tanto meno l’inerzia.
Con una crescita di questo ordine non si mette a posto né la disoccupazione, né il debito pubblico.

Per quello che riguarda il passato, rimane il giudizio negativo sulla inutilità della cura “tedesca” imposta a noi (ma non soltanto a noi) dall’Europa, in materia di deficit.

La cura ha avuto effetti devastanti sulla domanda interna, sulla produzione industriale e sulla disoccupazione. Anche se le cifre della disoccupazione sono meno drammatiche che in Grecia e in Spagna.

L’Italia ha contratto il proprio patrimonio industriale di quasi il 25% nel corso di questi anni, come testimoniano le migliaia di capannoni e di opifici chiusi in tutte le aree del Nord. E rimane anche il profondo rammarico per la sostanziale rassegnazione dei quattro governi che si sono succeduti dal 2011 in avanti – Berlusconi, Monti, Letta e Renzi- rispetto a una politica che aveva conseguenze visibili…

Articolo apparso su Il Mattino il 17/02/2015

 

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