Thursday, July 9, 2020
 

Renzi e Landini

di Massimo Lo Cicero

Bisogna guardare ai lavori del futuro e non rimpiangere quelli del passato. Ma non si deve neanche immaginare che un sindacato si debba solo arroccare nel settore pubblico.

Renzi e Landini hanno aperto un confronto asimmetrico: perché Landini crede di poter tornare alla stagione del sindacato, che tutela e sostiene i diritti assoluti dei lavoratori. Mentre Renzi pensa in termini di una radicale trasformazione del modo di lavorare. Pensa ad un futuro che vada oltre le forme che abbiamo visto scorrere nel secolo passato, il novecento. Fino a quando sono apparse due grandi innovazioni: l’informatica e le tecnologie digitali. Entrambi sono strumenti per governare a distanza e per facilitare le comunicazioni. Si riducono, quindi, nel mondo del lavoro, sia gli spazi che i tempi per sviluppare produzione e ricchezza. I sindacati italiani non riescono ancora a capire questa grande trasformazione e, di conseguenza, si chiudono nella tutela della pubblica amministrazione, dei sevizi sociali e delle pensioni. Ma questo li allontana dalle nuove dimensioni dell’industria e dei servizi e li rende marginali rispetto al sistema sociale.

Il digitale e l’informatica sono diverse, sono tecnologie orizzontali: si applicano ad una molteplice tastiera di processi lavorativi. Come fu orizzontale la nascita dell’energia elettrica: la forza motrice capace di trasformare i tram a cavalli, o la illuminazione delle città, in oggetti e processi assolutamente diversi dal passato. Con una differenza che oggi non viene percepita: l’elettricità immette energia umana nel processo lavorativo ma ne aumenta anche la produttività elementare.

Il digitale e  l’informatica producono servizi che richiedono conoscenze più complicate della manifattura o del lavoro manuale. Richiedono conoscenze ed abilità diverse da quelle tradizionali. Cercano persone nuove per nuove cose da fare. E producono semplificazioni nei processi per trasferire comandi e collegamenti tra gruppi di lavoratori. Le organizzazioni imprenditoriali diventano più piatte e meno standardizzate nelle funzioni: scompare nell’impresa la burocrazia. Proprio mentre i sindacati si concentrano nelle organizzazioni pubbliche dove la burocrazia rallenta e ridimensiona la produttività. I lavoratori di oggi utilizzano macchine che si parlano tra loro, ed alle quali i lavoratori devono parlare, con gli strumenti adatti, per attivarne gli effetti. Da un call center a qualsiasi tecnologia complessa dell’industria e dei servizi contemporanei.

C’è un ultima differenza tra la stagione dell’industria fordista e delle sue successive modificazioni; come ci hanno insegnato la cultura giapponese e la Toyota: total quality; lean production; supply chain strategy.

Una qualità che non si ferma ai risultati del prodotto ma richiede un governo complessivo dei rischi per i prodotti, i processi e la natura delle tecnologie. Una produzione snella ed una coerenza tra la propria strategia e la catena di organizzazioni, che si collegano con il cuore della produzione snella. Nel futuro, che ci sta davanti e che spesso non vediamo ancora, sarà molto improbabile che si possa lavorare per decenni nella medesima impresa, accumulare in quella impresa pensioni e liquidazioni, evitare di spostarsi tra lavori e paesi diversi tra loro.

Renzi, con il Job Act ha fatto intravedere questo futuro, che è ancora avvolto dalla nebbia della incertezza ma, quando questa nuvola si sarà diradata, i lavori si presenteranno sotto forme molto diverse dalle grandi e stabili organizzazioni del novecento.

Landini, nel caso clamoroso della Fiat di Marchionne, che ha ripreso a costruire e vendere automobili – in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo – ha scelto di rifiutare questa nuova dimensione, frammentata ed instabile della produzione, ma questa scelta è solo il rimpianto di un tempo e di una dimensione del lavoro che non ci sarà mai più. La riprova di ciò coincide con la sconfitta della CGIL a Pomigliano, dove solo cinque scioperano ed altri 1400 scelgono di condividere il futuro con la strategia aziendale.

C’è una stana condizione nel nostro paese. Quando il capitalismo italiano era assai fragile, dai cinquanta ai sessanta, si radicalizzava la lotta politica contro un capitalismo che sembrava potesse controllare il paese minuziosamente. Mentre crescevano piccole e medie imprese e si costruiva una relazione cooperativa tra sindacato, imprese e sistema politico. Ora che il sistema politico è abbastanza fragile, una volta resi liquidi i partiti ed abbastanza inconsistente la loro funzione di supporto dello Stato, si avverte la transumanza di una parte del sindacato verso le burocrazie pubbliche e verso un cambio di posto: entrare nell’agone politico proprio quando la politica affanna.

Ne vale la pena? Forse vale la pena di capire come organizzare nuovi e diversi strumenti di Welfare. Per evitare che si diventi vecchi e che si debba lavorare ancora, mentre i vecchi, quando possono, pagano con la propria pensione i giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro. Tra una sinistra, politica e sindacale, che rimpiange il passato, sembra più utile introdurre, anche negli apparati pubblici, una produzione flessibile ed una qualità adeguata alle attese degli utenti: per ridare forza e fiato al paese ed ai giovani. Renzi intravede questa soluzione e la propone. Se avesse anche il coraggio di realizzarla non si potrebbe dargli torto.

Articolo apparso su Il Mattino con il titolo “Quella svolta che i sindacati non capiscono” il 23/02/2015

 

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