Sunday, December 8, 2019
 

Yoram Gutgeld e la società meridionale in Italia

di Massimo Lo Cicero

Esiste un impianto, nella politica economica del governo italiano, che includa il Mezzogiorno nella crescita che l’Italia si aspetta? Un tema aperto per il dibattito

Yoram Gutgeld è un deputato del Partito Democratico con una robusta carriera di analista e consulente economico alle sue spalle.

Ha accettato di aprire un dialogo con analisti, manager ed imprenditori che conoscono le luci e le ombre dell’economia meridionale: un primo passo che possa rompere la chiusura in se stesso del sistema politico italiano. Un passo particolare, perché non utilizza l’eccessiva, ed in genere fragile ambizione di mettere in contatto direttamente il popolo con la politica – una impresa titanica ed impossibile – ma solo la modesta occasione per valutare se e come il Governo di un paese possa utilizzare strumenti ed opportunità: per accelerare la crescita economica e migliorare la qualità della vita per la comunità nazionale. Il primo passo insidioso, in un confronto di questo genere, sono i luoghi comuni: dunque bisogna sbarazzarsi di loro e cercare di mettere in campo una lucida analisi dello stato di fatto.

L’Italia è l’ultimo paese in Europa che sconta l’esistenza di un dualismo: una differenza tra due parti del paese. Questa differenza si sta dilatando per due motivi. La comunicazione sullo stato del Sud dilata e diffonde solo le ragioni negative: la delinquenza troppo invasiva, la incapacità di organizzare e governare le istituzioni locali, i disastri ambientali ed urbanistici che perseguitano le nostre città, la disoccupazione in presenza di una popolazione ridondante e la fragilità delle imprese: per dimensioni e per capacità di innovazione. Tutte queste circostanze esistono ma, nonostante la loro ingombrante ed odiosa esistenza, in molte parti del Mezzogiorno si formano isole di qualità, comunità che sanno produrre e difendere la propria capacità di fare, nell’economia di mercato ma anche nella riorganizzazione dei servizi sociali, nella redistribuzione intelligente della ricchezza e nello sviluppo della ricerca e della formazione.

La comunicazione, tuttavia, ignora e sottovaluta queste dimensioni positive del Mezzogiorno e, di conseguenza, lo squilibrio tra le due prospettive premia la negatività e riduce la possibilità di agire anche per coloro che si impegnano e realizza cose positive. La comunicazione sul Mezzogiorno, nei grandi quotidiani e nei grandi network televisivi, ridimensiona e scaccia, dall’economia e dalla società meridionale, sia la voglia che la capacità di fare. L’onda negativa che si produce alimenta nel nord del paese una reazione ostile ed un convincimento, errato e diffuso, che il Sud sia solo il regno della delinquenza e dell’incapacità. Di fronte alla tenue ripresa economica che si affaccia – grazie allo sforzo che la BCE e la Commissione Europea (Draghi ed Junker) stanno producendo – per rilanciare la crescita anche in Italia, aleggia nell’opinione pubblica settentrionale, invece, la forte tentazione di lasciare perdere questa terra di delinquenza ed incapacità diffuse e di concentrare solo su se stessa, la società settentrionale dell’Italia, lo sforzo che ci deve tirare fuori dalla crisi.

Insomma, ci sono realtà effettive, ma anche narrazioni soggettive e maliziosamente esagerate – senza nulla togliere alle realtà negative assolutamente radicate ed in crescita come ogni forma tumorale – che, combinandosi tra loro, riaprono il divario del dualismo ed accelerano l’esito del tumore. Un errore temibile per il paese ed il Governo che deve fronteggiarlo: perché senza il Sud l’Italia tornerebbe ad essere solo e soltanto un appendice del grande asse, tedesco e francese, che sorregge il nord est dell’Europa. Se questo Governo, in carica, ha davvero una ambizione nazionale, deve smuovere sia i fatti reali che le campagne virtuali, dalle quali il Mezzogiorno esce sempre più con le ossa rotte. Anche il resto dell’Italia, purtroppo ed in questo caos malaugurato, finirebbe in serie B rispetto al resto dell’Europa.

L’incontro tra Gutgeld ed un parte significativa ed attenta della società meridionale è molto importante: perché è il primo di questo genere. Ed anche perché la progressiva dissoluzione, la scomparsa dei partiti come supporto ed indirizzo delle azioni realizzate dai Governi, è una delle cause di questa tragica separazione tra Nord e Sud in Italia. Ma non è l’unica causa. Sono anche i comportamenti delle persone, e le conseguenze di quei comportamenti deformati, che hanno progressivamente deteriorato sia lo stato della nostra comunità che la forza, ormai esausta, dei nostri apparati istituzionali. Chi dispone di una forza e di un ruolo nel Parlamento deve essere il ponte necessario tra il Governo e chi si assume le responsabilità dell’impresa, delle organizzazioni not for profit, ed anche di coloro che si assumono di mantenere viva ed utile la cultura e la conoscenza nel nostro paese.

Il 9 marzo Gutgeld incontra, a Napoli, alcune persone che nel Sud cercano, e spesso riescono, a ridurre lo scarto, che sembra abissale tra le cose negative e quelle positive. Quelle persone si aspettano da Gutgeld un dialogo aperto e produttivo sugli strumenti e sugli obiettivi del governo, che quegli strumenti devono centrare nei prossimi mesi: se si vuole davvero una crescita integrata e sostenibile nel nostro paese. La conversazione tra questi due fronti sembra, e speriamo che sia, molto utile ed interessante.

Articolo apparso su Il Mattino e sul blog Rubettino editore il 09/03/2015

 

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