Monday, December 16, 2019
 

La frittata dei poteri senza democrazia

di Giorgio La Malfa

Con la vittoria  della forze antieuropeiste sta venendo a maturazione politica anzi ormai è giunto a maturazione politica  un tema che esiste da molti anni nella costruzione europea: il tema del deficit democratico delle istituzioni europee, cioè il contrasto fra l’ampiezza dei poteri di cui dispongono le istituzioni europee e la mancanza  di legittimazione democratica del loro potere.

Il problema non si è posto all’improvviso; è andato crescendo nel corso del tempo con il crescere dei campi nei quali si esercita il potere delle isituzioni europee.

All’inizio del cammino dell’integrazione europea negli anni ’50, le materie affidate alle istituzioni europee erano poche e molto tecniche: il carbone e l’acciaio, le politiche doganali, i rapporti economici della Comunità europea con i paesi terzi. Erano anche immediatamente visibili i vantaggi di quei primi passi: la liberalizzazione dei movimenti delle persone in seno alla Comunità, la libertà di stabilimento, il valore legale in Europa dei titoli di studio.

Ma con il tempo i poteri trasferiti alle istituzioni europei sono diventati sempre più rilevanti: la legislazione nazionale è costretta a conformarsi  in misura assai rilevante alle decisioni europee; la politica monetaria con la creazione dell’Euro non appartiene più ai Governi ed alle banche centrali nazionali; le regole di Maastricht, vincolano in maniera crescente i bilanci degli Stati membri, fino al punto che I Parlamenti sono chiamati ad approvare i bilanci nella versione preventivamente concordata dai Governi con la Commissione Europea.

In un discorso importante sul quale bisognerà  ritornare, il presidente della BCE Draghi ha affermato che l’Unione Monetaria Europea, cioe’ la moneta unica non  può funzionare se i paesi membri non introducono, tutti,  delle importanti riforme economiche  che sono essenzialmente dettate dall’esigenza di mantenere in essere la moneta unica ed ha aggiunto che  bisognerebbe assegnare la responsabilita di assicurare che queste riforme vengano fatte alle istituzioni comunitarie.

E i governi nazionali? E soprattutto, i Parlamenti nazionali che cosa dovrebbero fare? Può avere un fondamento l’idea che la moneta unica possa funzionare solo in un sistema reso assolutamente omogeneo ed uniforme al suo interno. Ma c‘è da domandarsi come si possa pensare che i parlamenti ed i governi nazionali possano sopravvivere diventando dei gusci vuoti mentre i poteri effettivi vengono esercitati da istituzioni che non hanno un mandato politico diretto da parte degli elettori europei.

Non basta sostenere che le istituzioni europee sono democratiche perché esperssione dell’incontro fra Stati essi stessi democratici. Se si assegnano dei poteri rilevanti – e quanto rilevanti – a delle istituzioni, bisogna che quelle istituzioni siano espressione di scelte politiche dei cittadini ai quali quelle istituzioni impongono comportamenti od obblighi. Quindi se si da alle istituzioni europee la responsabilita dell’economia dell’Europa, bisogna che i cittadini europei siano chiamati ad eleggere quelle istituzioni europee. Non basta dire che un giorno così sarà e che nel frattempo, nell’interesse dell’Europa, istituzioni prive di legittimazione democratica si assumono il compito di guidare I paesi europei.

Nel frattempo, la reazione degli elettori sarà di bocciare l’Europa, come si è visto nelle elezioni di questi mesi.  Il senso del voto è che l’Europa deve fermarsi a riflettere su questi problemi. Se non lo fara’, è probabile che sarà sempre più  frequente commentare esiti come quelli di queste settimane.

Articolo apparso su Il Mattino il 26/05/2015

 

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