Thursday, July 9, 2020
 

Industrie in rete, la filiera vincente

di Massimo Lo Cicero

Come governare la crescita in un regime di politica monetaria con tassi di interesse prossimi allo zero e di un marcato dualismo nell’economia italiana.

Che l’Italia sia un paese divaricato tra Nord e Sud lo sappiamo bene. Ma dobbiamo trovare una soluzione adeguata per chiudere questo dualismo ed allineare la crescita economica, nel nostro paese, alla tiepida ripresa che si è messa in moto nell’Unione Europea. Siamo circondati da tre ostacoli.

La dimensione prossima allo zero dei tassi di interesse, che genera una politica monetaria espansiva ma non riesce ad intercettare la dimensione reale del nostro problema economico: aumentare i consumi e generare nuovi investimenti, riducendo, contemporaneamente, le imposte e la spesa pubblica corrente. La presenza ossessiva di un grande debito pubblico con il quale dovremo convivere ancora, anche dopo la eventuale ripresa della crescita. L’impennata del costo del lavoro per unità di prodotto, cioè la caduta della produttività che la recessione, avviata nel 2008, ci ha scaricato sulle spalle. Nonostante la riduzione notevole dell’occupazione. I primi due ostacoli sono di natura finanziaria; la caduta della produttività ha effetti sull’economia reale.

Ritrovare la strada della crescita diventa una strada obbligata in tre passi: rinunciare alle identità locale ed alle divergenze tra le aree economiche del paese, collegare reciprocamente le parti del paese che si ritrovano in condizioni tali da generare un insieme virtuoso, unire le forze per ottenere un risultato che superi la somma delle singole economie locali. Cercare la crescita collegando le aree in cui l’industria, che è lo scheletro e la cultura dell’economia nazionale, possa trovare una rete di collegamento che la sorregga e che la possa sostenere. Campania e Piemonte sono il test sul quale possiamo sperimentare una simile politica industriale, tornando a crescere in una dimensione reale, supportata dalla finanza bancaria, ma comunque destinata alla produzione di beni e di servizi.

Sia in Campania che in Piemonte esistono importanti filiere industriali: nell’automotive, nell’avionica, nell’agroalimentare, nell’abbigliamento e nella moda. Sia in Campania che in Piemonte si possono costruire reti di impresa che possono saldare l’industria del turismo con l’ambiente ed i beni culturali. Le due maggiori banche italiane, Intesa ed Unicredit sono radicate in entrambe le Regioni. Inoltre, e non è certo di minore importanza, Torino e Napoli sono le due seconde metropoli italiane: due ex capitali che hanno dimensioni demografiche di poco inferiori a Roma ed a Milano. E sono dunque poli di riferimento per creare una filiera industriale e bancaria, frammentata al centro del paese, ma efficace nelle sue relazioni.

Le filiere frammentate sono ormai considerate come l’innovazione della seconda ondata della globalizzazione. Dopo la crisi del 2008 l’industria ha ripreso la sua espansione nei mercati globali: connettendosi con le tecnologie digitali, collegandosi con lo sviluppo della logistica, utilizzando i partner imprenditoriali attraversando i confini dei mercati nazionali e, nel medesimo tempo, ricevendo dai fornitori supporti innovativi, sia sui processi intermedi che nella progettazione dei beni finali da immettere sul mercato. I collegamenti tra le filiere, ancorchè frammentate, accorciano la distanza del tempo necessario mediante la digitalizzazione della comunicazione, mentre si sviluppano forme di logistica, idonee per trasportare parti dei prodotti finali, da consegnare ai mercati di arrivo rispetto alla partenza dei prodotti semilavorati dalle basi di produzione.

La base industriale e finanziaria di cui dispongono Campania e Piemonte sono, quindi, il terreno possibile di un sistema di filiere frammentate analoghe a quelle che si trovano oggi sui mercati globali. Grazie al supporto del Banco di Napoli oggi, nella sede della banca, attori politici, imprenditori, banchieri ed analisti economici sperimentano le applicazioni possibili di questo progetto. Lo sviluppo del quale potrebbe davvero creare le premesse per una rete italiana del sistema delle filiere, che non sono solo quelle che collegano Piemonte e Campania. Unificando davvero la nostra economia nazionale: facendola diventare un attore importante e rilevante dell’Unione Europea, come merita di essere.

Articolo apparso su Il Mattino il 20/11/2015

 

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