Friday, January 24, 2020
 

Welfare da ripensare con i robot a lavoro

di Leonardo Becchetti

La Foxconn, fornitrice di componenti per Apple e Samsung sostituisce più di 60.000 lavoratori con i robot automatizzando la fabbrica. Non sembra lontano il giorno in cui appariranno marchi di sostenibilità con scritto «prodotto da impresa totalmente automatizzata. Senza sfruttamento di lavoro». La Svizzera indice un referendum per chiedere ai cittadini se vogliono un reddito di cittadinanza incondizionato di 2.500 franchi al mese a vita. Sembrano notizie molto diverse ma sono due pezzi molto collegati di un futuro possibile anzi probabile. Che possono a molti apparire non incoraggianti in alcune loro sfumature ma in realtà potrebbero esserlo se messe in fila in modo coerente da una classe politica in grado di trasformare alcune potenziali minacce in opportunità.

L’economia migliore prossima ventura potrebbe avere i seguenti lineamenti. Il progresso nella tecnologia e nella robotizzazione espelle gran parte del lavoro routinario dalle fabbriche e produce un’enorme e concentrata creazione di valore nei proprietari dei beni capitali. Le tendenze deflattive proseguono perché il costo del lavoro è abbattuto ulteriormente e quello delle materie prime anche in un’economia che progressivamente diventa circolare e chi usa gli scarti minerali della produzione passata per fare nuovi prodotti viene remunerato. Non è detto che questo scenario ci condanni ad una disoccupazione tecnologica strutturale.

La piena occupazione è possibile se sul fronte dell’istruzione e della formazione lavoro ci si concentrerà su quei versanti sui quali siamo migliori delle macchine (servizi alla persona, attività del tempo libero, conoscenza generativa ed innovativa). Come ricordano i due economisti massimi esperti di innovazione tecnologica Hitt e Brinjiolfsson l’«empatia salverà il lavoro».

Avremo in sostanza meno casellanti e operai di catena di montaggio ma più intrattenitori, più lavoratori nel sociale e nelle attività dove i beni relazionali sono fondamentali e infine più lavoratori negli ambiti dove le conoscenze vanno applicate in modo sempre nuovo a problemi sempre diversi. E un ruolo sempre più importante avrà la creazione di valore generata dalla bellezza, dall’arte, dal turismo, dall’artigianato e della filiere di valore etiche (che punteranno su dignità del lavoro, sostenibilità ambientale, salute e legalità) che lo Stato potrà premiare fiscalmente per stimolare le energie migliori della società civile.

Il punto chiave per la tenuta sociale di un sistema siffatto sta proprio in un settore pubblico capace di drenare con il sistema fiscale parte di questa ricchezza distribuita in modo fortemente ineguale e redistribuirla tra i cittadini. La lotta all’evasione e all’elusione e la chiusura dei paradisi fiscali sarà dunque la priorità numero uno. Le risorse fiscali così raccolte dovranno essere usate in due direzioni fondamentali.

La prima è la creazione di un reddito di cittadinanza incondizionato che sosterrà la domanda aggregata e i consumi, ma dovrà essere finalizzato alla piena attività dei riceventi (e dunque fornito condizionatamente alla prova di essere in formazione, ricerca di lavoro e/o attività socialmente utile anche di tipo volontario) affinchè promuova la dignità della persona e non la umili.

L’intervento delle banche centrali con la loro capacità di creare moneta in un contesto tendenzialmente deflazionistico sarà fondamentale per porre in atto quest’iniziativa. La seconda è l’investimento in istruzione e salute dove ogni euro in più sarà essenziale per aumentare l’aspettativa di vita dei cittadini per l’acquisto di quelle medicine carissime protette da brevetto che progressivamente l’industria farmaceutica metterà in circolazione e che, in mancanza di risorse, potranno essere usate solo per i pazienti più gravi (è il caso oggi dei farmaci per l’epatite e della terapia immunitaria per la cura dei tumori).

La sfida per i cittadini e per la politica nei prossimi anni contro paure e rozzi populismi starà dunque nella capacità di trasformare potenziali minacce in opportunità all’interno di questo quadro coerente. Per costruire l’economia e la società migliore prossima ventura.

Articolo apparso su Avvenire il 04/06/2016

 

Tags: , , , , ,

Comments

No comments so far.
 
About us

La Fondazione Universitaria Economia Tor Vergata è uno strumento di relazione tra università, imprese e istituzioni.

Approfondisci »
Links & Resources
Help & Support

Problemi con il sito web?
Contatta il webmaster .

webmaster@poeco.uniroma2.it
Contatti

Via Columbia, 2
00133 Roma
Tel.: 06 72595570/5533
Fax: 06 72595569
segreteria.fondazione
luigi.paganetto