Tuesday, November 20, 2018
 

Il Premio Nobel per l’economia 2016

di Francesco Salustri

Il premio Nobel per l’economia nel 2016 è stato assegnato agli economisti Oliver Hart and Bengt Holmstrom. I loro lavori riguardano la teoria dei contratti, quella branca dell’economia che regola gli accordi tra principali e agenti e che studia come risolvere le imperfezioni presenti in molti mercati. Tali imperfezioni possono essere legate ad un’asimmetria informativa (il caso in cui, in un accordo tra principali e agenti, gli uni non conoscono le stesse caratteristiche del mercato degli altri), ad una situazione di rischio morale (la situazione di opportunismo post-contrattuale degli agenti dovuta all’impossibilità del principale di eseguire monitoraggi) oppure ad una situazione di selezione avversa (il caso in cui gli agenti forniscono informazioni errate al principale al fine di stipulare un contratto).

Più in particolare, i lavori di Hart e Holmstrom studiano i trade-off nei contratti tra la completezza di un mercato e la presenza di rischio morale. Questo è riscontrabile in molti campi, come quello assicurativo, dove l’assicuratore (il principale), deve prevedere un comportamento opportunista da parte degli assicurati (gli agenti) ed impostare di conseguenza un contratto che tuteli entrambe le parti. Nella sua ricerca Holstrom ha applicato la teoria dei contratti al caso dei salari legati alle performance, mentre Hart ha posto l’attenzione sui quei contratti che sono incompleti già in partenza per l’impossibilità di specificare tutte le variabili in gioco. In questo senso, in una più complessa analisi dei salari dei manager in cui non sempre le performance sono misurabili, i due lavori possono essere ritenuti complementari e di forte interesse per la vita sia manageriale che politica.

Come economisti, nel commentare il premio Nobel non possiamo tirarci indietro da un’analisi storica, almeno di breve periodo. In questo senso, il premio ad Hart e Holmstrom si inserisce in una recente serie di premi Nobel che più in generale premiano la ricerca di microeconomia, sia teorica (ma dai forti risvolti pratici, come la teoria delle allocazioni stabili, Roth e Shapley, Nobel 2012, o la regolamentazione del mercato, Jean Tirole, Nobel 2014) sia applicata (come le analisi sui consumi e sulla poverta, Deaton, Nobel 2015). Se questo può far felice i microeconomisti, e più in generale chi studia i comportamenti fra consumatori, investitori, imprese e governo, d’altra parte, può anche essere una spia di come la macroeconomia del periodo post-crisi sia ancora in cerca di interpretazioni convincenti e capaci di tracciare la rotta. O ancora, può anche essere una spia di come l’economia si stia difendendo dietro il tecnicismo per spiegare comportamenti umani e politiche globali che non sarebbe, al momento, capace di interpretare. Ma questo è uno dei molti commenti da economisti e, proprio perché economisti, potremmo anche sbagliarci.

 

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