Wednesday, July 18, 2018
 

Brexit, Trump, Referendum costituzionale: il denominatore comune

di Gabriele La Licata

Seppur le ragioni che hanno chiamato i cittadini al voto sono differenti e riguardano contesti socio-economici apparentemente non correlabili, questi avvenimenti hanno un denominatore comune che fornisce alcune certezze circa le sfide che nel breve periodo i governi dovranno affrontare. Inoltre, averne consapevolezze è condizione necessaria, seppur non sufficiente, per avere quella stabilità di governo che consenta di poter ambire ad obiettivi di medio/lungo periodo.

Gli eventi che ci portano a fare alcuni riflessioni sono: i) il referendum per l’exit della Gran Bretagna dalla Comunità Europea; ii) le elezioni presidenziali negli Stati Uniti; iii) il referendum Costituzionale in Italia.

Gli exit polls pubblicati da The Economist, The New York Times, La Repubblica dicono che chi ha determinato l’esito di queste votazioni sono i perdenti della globalizzazione, nonché, coloro i quali si trovano a dover fronteggiare la perdita del posto lavoro; chi ha visto diminuire il proprio tenore di vita in un mercato in cui i salari non crescono; i non occupati che ormai sono fuori dal mercato del lavoro in quanto non più in cerca di una posizione (NEET). In questo quadro di elettori, i giovani under 30 e le aree meno sviluppate sono i discriminanti che identificano quegli elettori il cui voto è stato determinante per i risultati che si sono avuti in ciascuna delle votazione riportate. Questi numeri sono emblematici della necessità di un nuovo modello economico e politico che sia capace di ridurre le disuguaglianze di reddito e di ricchezza, il tasso di povertà, aumentando l’inclusione sociale e la partecipazione attiva dei cittadini.

Intuitiva la metafora del contributo di Jean-Paul Fitoussi “Il teorema del lampione” che esprime l’impossibilità di idee e concetti preesistenti, appunto i lampioni accesi in passato proprio per vederci chiaro, per analizzare e misurare fenomeni correnti. A renderli inefficaci è la presenza di nuovi fenomeni o di altri ancora che pensiamo possano appartenere al passato ma i cui sistemi non sono più adatti per poterli interpretare. Ad essere messi in discussione non sono i meccanismi che regolano il sistema economico bensì i suoi aspetti antropologici che tendono ad oltrepassare la visione riduzionista della sola dimensione economica per il liberalismo dell’homo economicus, a favore di una che tenga conto della pluridimensionalità della persona nell’economia civile. Infatti, per massimizzare il benessere di una nazione non è sufficiente guardare alla sola crescita economica, peraltro con dibattiti che si fondano sulla questione dello zero virgola e per questo poco proficui, in quanto non consentirebbe di vedere come si muovono le altre dimensioni di cui il sistema economico è fatto, che viceversa sarebbero incluse se si ragionasse secondo una crescita sostenibile includendo anche l’aspetto sociale e ambientale.

In questo quadro di riferimento, in vista delle elezioni che si terranno in Olanda, Germania e Francia, per l’Europa potrebbe prospettarsi un periodo caratterizzato da ulteriori elementi di incertezza e l’inizio di una crisi delle democrazie, seppur apparentemente la forma di governo venga ancora definita tale in tutti i paesi occidentali. L’Italia, nonostante l’esito del referendum possa evidenziare l’assenza di una solidità di governo, potrebbe trarre vantaggio da questo momento di transizione che gli altri paesi europei si trovano ad attraversare e beneficiare dei due appuntamenti chiave che la vedranno capofila nel panorama europeo e internazionale. Il primo, a marzo per l’anniversario del 60esimo dell’Europa, il secondo, a maggio per l’incontro dei paesi del G7, rappresentano un’opportunità per acquisire maggiore leadership in Europa e nelle scelte di politica internazionale. Per far questo, occorrerà una linea di governo che sappia includere i molteplici aspetti in programmi e riforme strutturali capaci di dare benefici anche nel medio/lungo periodo e allo stesso tempo proporsi sulla stessa direzione per gli interventi congiunti ai paesi dell’Europa e non.

 

Tags: , , , ,

Comments

No comments so far.
 
About us

La Fondazione Universitaria Economia Tor Vergata è uno strumento di relazione tra università, imprese e istituzioni.

Approfondisci »
Help & Support

Problemi con il sito web?
Contatta il webmaster .

webmaster@poeco.uniroma2.it
Contatti

Via Columbia, 2
00133 Roma
Tel.: 06 72595570/5533
Fax: 06 72595569
segreteria.fondazione
luigi.paganetto