Wednesday, September 26, 2018
 

Da rischio Italia a opportunità. Lo switch con le politiche di Tria e Savona

Luigi Paganetto per Formiche.net

Non sarà facile mettere insieme l’avvio dei provvedimenti per la flat tax, il reddito di cittadinanza e un piano adeguato d’infrastrutture e gli investimenti necessari allo sviluppo. Ma non è impossibile. L’analisi di Luigi Paganetto, presidente della Fondazione Economia Tor Vergata.

L’allarme di recente lanciato dal Wall Street Journal per il nostro Paese si aggiunge agli interventi nella stessa direzione di autorevoli editorialisti italiani. Marcus Walker si chiede dalle colonne del quotidiano finanziario Usa se sia ipotizzabile una crisi finanziaria e di fiducia per l’Italia, nel momento in cui la Grecia sembra poter camminare da sola dopo anni e la Turchia sta vivendo una fase di forte instabilità finanziaria. Per la Turchia, come dice lo stesso Walker, si tratta di una crisi legata allo sviluppo di un Paese che finanzia il suo sostenuto ritmo di crescita senza poter contare, come accade invece ai Paesi europei, su una moneta interna. La questione, sembra questa la tesi, è che in Europa molto dipenderà dalle aspettative sulle scelte del prossimo governatore Bce e, in particolare, se prevarranno le aspettative di una continuazione o meno della politica di Draghi del “whatever it takes” in presenza di un’evoluzione dell’Unione bancaria che addosserà sempre più le responsabilità  delle crisi bancarie ad azionisti e creditori. In questo quadro le banche saranno sempre più attente a non caricarsi di titoli pubblici di Paesi fortemente indebitati, come è il caso dell’Italia.

Anche se questo è vero, non basta guardare a questi aspetti per trarne conclusioni sul “rischio Italia”. Molto dipenderà dalla capacità di comunicare al più presto le scelte del governo. Occorre certo che le dichiarazioni circa presunti attacchi alla stabilità economica, come quelli sull’ipotesi di superare le regole di Maastricht rientrino e siano sostituite a breve dal quadro economico che il governo vuole adottare per la prossima legge di bilancio, in modo che le aspettative si stabilizzino.

È certamente vero che non sarà facile mettere insieme l’avvio dei provvedimenti per la flat tax, il reddito di cittadinanza e un piano adeguato d’infrastrutture e gli investimenti necessari allo sviluppo. Ma non è impossibile. Servono risorse che possono arrivare non solo dalla necessaria contrattazione con l’Europa, ma anche da investitori nazionali, come suggerito dal ministro Savona e, soprattutto, internazionali.

Risorse possono arrivare dalla Cina come sembra suggerire il viaggio del nostro ministro dell’Economia in quel Paese previsto per l’ultima settimana di agosto. Il quadro internazionale è infatti in forte cambiamento e la governance finanziaria della Ue non è l’unico elemento da considerare. Occorre guardare in questa direzione per cogliere le opportunità aperte dal cambiamento per la nostra economia.

La guerra dei dazi è una delle ragioni del rallentamento della crescita mondiale. In questo contesto la Cina si è proposta come sostenitore della libertà dei commerci e motore di sviluppo con il suo progetto della “Via della seta”. La guerra dei dazi, assieme alla scelta del bilateralismo commerciale da parte degli Usa, rischia di mettere l’Europa in serie difficoltà a ragione delle forti interdipendenze tra le due aree, visto che l’Europa a 27 è la seconda esportatrice verso gli Usa, dopo la Cina.

Il ruolo dell’Europa sarà anche in questo caso cruciale tanto più quanto sarà capace di difendersi sostenendo il “core” del sistema multilaterale, magari associandosi alla Cina per raggiungere quest’obiettivo. Ma anche portando avanti accordi bilaterali con Canada e Cina e sostenendo, con chi è d’accordo, il ruolo del Wto.

Le nostre scelte in materia commerciale, ovviamente, non devono e non possono prescindere dal riferimento degli Usa, ma il rapporto con la Cina diventa cruciale soprattutto nell’ottica di una politica in cui Mediterraneo e “Via della seta”, come è necessario, assumano una crescente importanza nelle nostre scelte di politica estera.

Il viaggio del ministro Tria in Cina è, in quest’ottica un’iniziativa assai opportuna, perché potrebbe realizzare accordi in materia di finanza e investimenti, in un contesto di accordi bilaterali che oltre a trovare la Cina particolarmente favorevole sono, per noi, di particolare importanza in questo momento.

Articolo per Formiche.net – 21/08/2018

 

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