Thursday, February 21, 2019
 

Perché declinare produttività insieme a benessere

di Gloria Bartoli

La produttività totale, ovvero l’efficienza di un’economia, è la causa della crescita degli standards di vita. Per questo ci preoccupiamo quando cresce poco o non cresce, poiché pone un’ipoteca sul benessere futuro. La produttività totale dei fattori in Italia è tornata a crescere dal 2015. Questa crescita è stata accompagnata dalla crescita dell’occupazione, che è andata però nei settori a più bassa produttività e quindi bassi salari. Si tratta di un fenomeno che è presente anche in altri paesi come Francia, Germania, Stati Uniti e che contribuisce ad abbassare la produttività del lavoro e la quota del lavoro sul PIL. Il “lavoro che impoverisce” a causa dell’insufficiente retribuzione è alla base del conflitto sociale che è esploso in Francia. La quota del lavoro sul PIL è un indicatore della disuguaglianza dei redditi: di per sé non mina la coesione sociale perché se la produttività totale cresce, anche l’ascensore sociale funziona. Se invece la crescita è anemica e la crescita potenziale ristagna, anche il tessuto sociale e politico di un paese ne risente.

L’Osservatorio per la Produttività e il Benessere della Fondazione Economia dell’Università “Tor Vergata” di Roma, in collaborazione con l’ISTAT, affronta i temi cruciali per una crescita che come la marea faccia salire tutte le barche. L’apertura dei mercati, la cosiddetta globalizzazione crea povertà per molti e profitti per pochi? La tecnologia “mangia” lavori? Risposte solidamente fondate su studi ed esperienze esistono, così come le misure e le istituzioni che permettono la crescita inclusiva. La newsletter presenta il quadro della produttività in Italia oggi e la confronta a ciò che avviene negli altri paesi avanzati. Mal comune mezzo gaudio. I link sono al sito dell’Osservatorio dove tutti gli argomenti relativi alla produttività totale verranno trattati –alcuni già lo sono, come le differenze dovute al grado di efficienza della pubblica amministrazione locale e la sorprendente relazione tra robot e disoccupazione.


vedi dati ISTAT, Misure della produttività (nov. 2018)

Sono tanti gli ostacoli alla crescita della produttività in Italia. La tavola Istat qui sotto mostra uno dei più importanti: la taglia delle imprese. Il valore aggiunto per addetto più che raddoppia nelle imprese più grandi rispetto alle più piccole e nelle imprese integrate nell’economia globale (esportatrici) rispetto alle imprese che non esportano. A questo aumento della produttività corrisponde un aumento dei salari, mentre i profitti aumentano di più nella classe 50-249 addetti.

Confronti internazionali [1]

In tutta l’area OCSE la produttività del lavoro è cresciuta a circa la metà del tasso di crescita pre-crisi in tutti i settori, ma in particolare nel manifatturiero.


Anche gli aumenti di capitale per ora lavorata, sia di capitale tangibile che intangibile, sono diminuiti rispetto a prima della crisi. Questo riflette l’aumento dell’occupazione, ma anche la riduzione degli investimenti, in particolare in beni tangibili. Migliore l’andamento degli investimenti in prodotti di proprietà intellettuale che promettono migliori performances future. Anche la TFP resta debole ovunque per le ragioni che abbiamo illustrato nell’articolo: https://www.firstonline.info/lavoro-e-innovazione-ecco-che-cosa-frena-la-produttivita/

Quattro settori hanno contribuito all’aumento dell’occupazione nel periodo 2010-16, ma sono settori con produttività del lavoro bassa che l’aumento degli occupati ha fatto ulteriormente abbassare. Tra questi settori, ristoranti, attività di assistenza medica e domestica. Solo in Francia tra i tre settori con maggior aumento di occupati c’è quello di consulenza legale, contabile e manageriale che è ad alta produttività. Tra i tre settori che hanno perso il maggior numero di lavori, in tutti i paesi avanzati ce n’è almeno uno ad alta produttività. Negli Stati Uniti tutti e tre.

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[1] Questa sezione fa riferimento al Compendium on Productivity 2018 dell’OCSE

Se pesiamo la produttività del lavoro in ogni settore con la quota degli occupati del settore nell’economia totale, possiamo estrapolare l’effetto dell’aumento della produttività nel settore dall’effetto static shift  ovvero dello spostamento dei lavori in settori a più bassa o alta produttività e dall’effetto dynamic shift  che misura la riallocazione delle risorse nell’economia: è positiva se l’aumento dell’occupazione avviene nei settori a maggior crescita della produttività.

Infine, anche a livello OCSE si conferma che I salari più alti sono correlati alla maggiore produttività del lavoro. Purtroppo, più lavori sono stati creati nei settori a bassa produttività, quindi con remunerazione al di sotto della media, riducendo così la quota dei salari nell’intera economia. Tra il 2010 e 2016 in Francia il 90% dei nuovi lavori sono in settori con salari sotto la media, 2/3 in Germania e oltre ¾ negli Stati Uniti.  Qualcuno pensa ai gilet gialli?

 

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