Thursday, February 21, 2019
 

Il debito pubblico: quali vie d’uscita?

di Giampaolo Galli

È opinione condivisa che l’elevato livello del rapporto tra debito pubblico e Pil rappresenti un forte elemento di fragilità per l’economia italiana e che tale rapporto vada dunque ridotto. Ma le opinioni differiscono su come questo obiettivo possa essere perseguito. Le soluzioni che sono state prospettate possono essere così elencate.

1. Aggiustamento “ortodosso”. Ciò avverrebbe attraverso un aumento, se possibile graduale, dell’avanzo primario dai livelli attuali
(intorno all’1-1,5 per cento del Pil) verso il 3,5-4 per cento del Pil, il che sarebbe coerente nel medio periodo- e per almeno qualche anno-  con l’obiettivo del pareggio di bilancio.

2. La soluzione del “denominatore”.  C’è chi pensa che la riduzione del rapporto di debito non richieda un aumento dell’avanzo primario, ma debba contare unicamente sull’effetto “denominatore”, la crescita del Pil. Questa soluzione ha due declinazioni radicalmente diverse:

a. “mettere più soldi nelle tasche degli italiani”, ossia ridurre, anziché aumentare, l’avanzo primario.
b. Attuare le riforme strutturali necessarie per restituire competitività alle imprese: burocrazia, giustizia, infrastrutture ecc.

3. Soluzioni tramite “asset e liability management”. L’idea è che valorizzando o vendendo il patrimonio dello stato si possa abbattere rapidamente il debito pubblico. Altri, piuttosto che contare su operazioni di asset management di questo tipo, contano su operazioni di liability management, ossia l’emissione di titoli più appetibili ai cittadini italiani che fornirebbero una base di investitori più affidabile degli investitori esteri.

4. Repressione finanziaria. Questa soluzione ha molte declinazioni, ma tutte comportano che vengano introdotti controlli sui movimenti di capitali con l’estero e che gli operatori residenti sostengano il Tesoro italiano acquistandone, con operazioni più o meno forzose, i titoli.

5. Ristrutturazione del debito. Questa opzione, come noto, è oggetto di discussione nei mercati e nelle cancellerie europee: se ne è discusso nei mesi scorsi nella forma di una clausola di ristrutturazione automatica dei debiti dei paesi che facessero domanda di sostegno all’ESM.

6. Imposta patrimoniale. Questa soluzione viene spesso evocata in contrapposizione alla ristrutturazione del debito pubblico in quanto considerata più equa (colpisce chi ha i patrimoni, non chi ha investimenti sotto forma di titoli di Stato) e non penalizzante proprio nei confronti di chi ha dato fiducia allo stato italiano.

7. Mutualizzazione dei debiti pubblici nell’ambito dell’Eurozona. Anche questa soluzione ha molte declinazioni. Si segnala un recente paper dell’ufficio studi della Banca d’Italia che prova ad avanzare un’ipotesi di mutualizzazione parziale che non dovrebbe comportare oneri a carico dei paesi più virtuosi (M. Cioffi et al, Occasional Papers, Jan. 2019).

8. Uscita dall’euro. C’è chi ritiene che il problema del debito non esisterebbe se l’Italia uscisse dall’euro e potesse contare sulla possibilità, da parte della Banca d’Italia, di stampare moneta, riducendo quindi il tasso di interesse sul debito pubblico o, se necessario, utilizzando la macchina da stampa per finanziare il deficit o ripagare il debito che giunge a scadenza.

Ognuna di queste soluzioni ha dei pro e dei contro, che andrebbero studiate partitamente, anche alla luce delle esperienze fatte in molti altri paesi.

È anche utile chiedersi cosa succederebbe se il problema non fosse affrontato: può esistere un default ordinato? Oppure ogni default non può che essere caotico sul piano finanziario e anche dirompente sul piano sociale e politico? L’argomento è rilevante anche perché non si ha esperienza di casi di default in paesi avanzati con risparmio di massa. La Grecia è il caso che più si avvicina all’Italia, ma anche in Grecia la detenzione di titoli di Stato, direttamente o tramite gestioni, era assai meno diffusa di quanto non sia oggi in Italia.

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Giampaolo Galli

Vicedirettore dell’Osservatorio Conti Pubblici, Università Cattolica di Milano

 

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