Thursday, February 21, 2019
 

Perché occorre declinare produttività insieme a benessere

di Gloria Bartoli

La produttività totale, ovvero l’efficienza di un’economia, è la causa della crescita degli standards di vita.  Per questo ci preoccupiamo quando cresce poco o non cresce, poiché pone un’ipoteca sul benessere futuro. La produttività totale dei fattori in Italia è tornata a crescere dal 2015 al 2017.  Questa crescita è stata accompagnata dalla crescita dell’occupazione, che è andata però nei settori a più bassa produttività (e salari).  Questo capita anche in altri paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna e abbassa la produttività del lavoro e la quota del lavoro sul PIL

Sono tanti gli ostacoli alla crescita della produttività in Italia: quelli interni alle imprese e quelli esterni. Occupandoci qui dei primi, l’ostacolo maggiore è la taglia delle imprese. Il valore aggiunto per addetto più che raddoppia nelle imprese più grandi rispetto alle più piccole e nelle imprese integrate nell’economia globale (esportatrici) rispetto alle imprese che non esportano. A questo aumento della produttività corrisponde l’aumento dei salari.

Anche la produttività del lavoro è cresciuta a circa la metà del tasso di crescita pre-crisi in tutti i settori, in particolare nel settore manifatturiero in tutti i paesi avanzati.  Ma l’Italia è penultima, davanti solo alla Grecia.

Anche gli investimenti per ora lavorata, sia di capitale tangibile (come fabbricati e mezzi di trasporto) che intangibile (come brevetti, licenze, formazione) sono diminuiti rispetto a prima della crisi. Questo riflette anche l’aumento dell’occupazione. Il migliore andamento degli investimenti in prodotti di proprietà intellettuale promette migliori performances future.

La produttività totale resta debole ovunque per a) carenze nelle capacità imprenditoriali e manageriali delle piccole imprese e nelle skills dei dipendenti b) perché i posti di lavoro aumentano nei settori meno produttivi con l’ulteriore conseguenza che la concorrenza tra i lavoratori con minori professionalità tiene bassi i salari. Questa dinamica della produttività del lavoro è accentuata dall’immigrazione unskilled e dall’invecchiamento della popolazione nei paesi avanzati.

Tra i tre settori che hanno perso il maggior numero di lavori in tutti i paesi avanzati ce n’è almeno uno ad alta produttività.  Negli Stati Uniti tutti e tre.

Invece quattro settori hanno aumentato l’occupazione nel periodo 2010-16: sono settori con produttività del lavoro bassa che l’aumento degli occupati ha fatto ulteriormente abbassare. Tra questi settori: ristoranti, attività di assistenza medica e domestica. Solo in Francia tra i tre settori con maggior aumento di occupati c’è quello di consulenza legale, contabile e manageriale che è ad alta produttività.
In tutti i paesi avanzati si conferma che I salari più alti sono correlati alla maggiore produttività del lavoro. Purtroppo, più lavori sono stati creati nei settori a bassa produttività, quindi con remunerazione al di sotto della media, riducendo così la quota dei salari nell’intera economia. Tra il 2010 e 2016 in Francia il 90% dei nuovi lavori sono in settori con salari sotto la media, 2/3 in Germania e oltre ¾ negli Stati Uniti.  Qualcuno pensa ai gilet gialli?

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Gloria Bartoli
Non-resident Senior Fellow FUET

 

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