Thursday, December 5, 2019
 

Competitività europea

Gruppo di lavoro coordinato da Maria Ludovica Agrò

Competitività, Concorrenza e aiuti di stato: serve una politica industriale unitaria per far crescere l’UE
Maria Ludovica Agrò, già Direttore Generale dell’Agenzia della Coesione territoriale
Daniela Carosi
, funzionario senior del Ministero dello Sviluppo Economico

Analisi di contesto

L’Unione Europea così come la conosciamo è il frutto del processo di integrazione tra gli Stati Membri a partire dall’istituzione della Comunità Economica Europea nel 1957 fino ad oggi.

E’ il più grande mercato e fattore di sviluppo al mondo: oltre 500 milioni di cittadini fra i più acculturati e aventi a disposizione tecnologie di connessione e rete visto l’alto grado di urbanizzazione presente in Europa, 24 milioni di imprese e 14.000 miliardi di PIL annuale. L’industria occupa direttamente 36 milioni di persone mentre sostiene circa altrettanti posti di lavoro nei servizi connessi. L’euro garantisce la stabilità dei prezzi e dei cambi. L’Italia come Paese ha molto beneficiato della sua appartenenza all’Unione, basti pensare che nel 1989 pagavamo il 9,99% di interessi sul debito pubblico e ora paghiamo il 2,83%, che l’inflazione viaggiava al 6,60%, e oggi si mantiene tra lo 0,8% e all’1,1%.

È importante quindi proseguire questo processo di integrazione perché solo da questo può scaturire ancora giustizia, equità e benessere non solo all’interno della UE ma anche nel mondo globalizzato essendo l’Europa potenzialmente l’area più vasta con il grado maggiore di sviluppo sostenibile realizzato e con il livello di welfare state superiore a qualsiasi altra area del mondo che ha garantito fin qui elevata protezione sociale e maggiori diritti di cittadinanza.

Nell’ordine l’Atto Unico 1987, il Trattato di Maastricht 1993 e la moneta unica 2002 sono i passaggi fondamentali che dal 1968 ad oggi segnano l’avanzamento dell’Unione.

In 19 Paesi europei oggi è adottata e circola una moneta comune: l’Euro è un potente elemento di unificazione. La moneta unica ha sostituito le valute nazionali ed è il simbolo del cammino di unificazione dell’Europa. Allo stesso tempo, però, è mancato il cammino di integrazione politica tra gli Stati dell’Unione Europea e anche a livello economico e sociale persistono grandi differenze tra le diverse aree dell’Europa. Questa mancata unificazione politica e queste diversità sono emerse in maniera netta con la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008. Ancora di più i limiti dell’integrazione europea sono divenuti evidenti con l’esplosione dei problemi di debito pubblico in alcuni Stati – Spagna, Irlanda, Portogallo, Italia e, soprattutto, Grecia – a partire dal 2010.

Di fronte a queste difficoltà i Governi dei diversi Stati Membri hanno molto dibattuto per concordare politiche comuni che a fatica sono state messe in campo e la Banca Centrale Europea ha dovuto fare spesso i conti con i limiti imposti alla sua azione dagli Accordi comunitari. Per queste ragioni l’Unione Europea si è dimostrata spesso lenta ed indecisa nelle azioni da intraprendere per fronteggiare la crisi. Allo stesso tempo sono diventate sempre più evidenti le disparità tra i diversi Stati Membri dell’Unione e, in alcuni casi, sono emersi interessi contrastanti. Avere una forte Banca centrale senza un vero governo e 19 governi senza una vera Banca centrale sicuramente non ha facilitato l’efficacia dell’azione delle attuali istituzioni europee.

Tutto questo ci dice oggi ancora di più che per vincere la sfida della crescita e assicurare benessere e diritti serve più Europa e non meno Europa.

Fra idealità che hanno tracciato un cammino sicuramente di successo, come sono state quelle del manifesto di Ventotene del 1944 o della dichiarazione di Shuman il 9 maggio 1950, e che hanno permesso la firma dei Trattati sopra citati, e i passi rilevanti di integrazione amministrativa e procedurale che hanno dato vita alla strutturazione di una governance sempre più complessa in assenza di un assetto istituzionale centralizzato, il mancato connotato federale o confederale degli organi decisori, e, per molto tempo, di una sede di discussione democratica, l’elezione cioè di rappresentanti eletti scelti direttamente dai popoli europei per partecipare ai processi legislativi dell’Unione, hanno reso quasi obbligatorio per poter procedere mantenere sempre molto alta l’asticella dell’approccio intergovernativo a scapito dei possibili processi di maggiore integrazione politica e istituzionale continua a leggere

 
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