Tuesday, March 19, 2019
 

Osservatorio Produttività e Benessere

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Ecco come rilanciare crescita, occupazione e salari

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La dinamica della produttività totale è la determinante principale della crescita reale ed in Italia è tra le più deboli dell’Area Euro. Rilanciare la produttività è per il nostro Paese una priorità ed una scelta rispetto alla quale ci deve essere il massimo impegno e soluzioni adeguate e tempestive.

L’Osservatorio sulla Produttività e il Benessere (OPB), costituito presso la Fondazione Economia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, vuole sensibilizzare policy-makers, amministratori, imprese e società civile sul problema della bassa produttività in Italia che non permette la crescita di cui abbiamo bisogno per il benessere di tutti i componenti della società.

Per rispondere al rallentamento della crescita potenziale in atto dal 2000 anche nell’Unione Europea, la Commissione Europea e il Consiglio con una raccomandazione del settembre 2016, hanno invitato i paesi dell’Area Euro a formare i National Productivity Boards (NPB) o comitati nazionali per la produttività indipendenti. Essi dovranno analizzare gli sviluppi nazionali di produttività e competitività e consigliare le riforme necessarie all’aumento e convergenza della crescita delle economie europee. L’Osservatorio, nello svolgere la sua attività di ricerca e diffusione dei risultati che otterrà, intende anche contribuire all’attività dei Comitati Nazionali, disseminando informazioni, analisi ed esperienze sulle misure più efficaci per far ripartire la crescita della produttività in Italia.

News ed Eventi

La caduta della produttività
Luigi Paganetto, Presidente FUET
(Feb. 2019)

IMF ha pubblicato uno studio sulla Slowing Global Productivity (2017), in cui si sostiene che circa il 40% della bassa crescita dei paesi avanzati è legata alla riduzione della produttività totale che, a sua volta, risente molto dell’insufficiente innovazione. IMF suggerisce, come rimedio, policy in cui investimenti ed innovazione hanno un ruolo preminente. Nel caso dell’eurozona e dei paesi dell’area mediterranea in particolare la bassa crescita della produttività è ancor più pronunciata. In Italia la produttività totale ha avuto un andamento sostanzialmente piatto dalla metà degli anni ’90, come emerge dai dati Istat… continua a leggere

Perché occorre declinare produttività insieme a benessere
Gloria Bartoli, Non-Resident Senior Fellow FUET (Gen. 2019)

La produttività totale, ovvero l’efficienza di un’economia, è la causa della crescita degli standards di vita. Per questo ci preoccupiamo quando cresce poco o non cresce, poiché pone un’ipoteca sul benessere futuro. La produttività totale dei fattori in Italia è tornata a crescere dal 2015. Questa crescita è stata accompagnata dalla crescita dell’occupazione, che è andata però nei settori a più bassa produttività e quindi bassi salari. Si tratta di un fenomeno che è presente anche in altri paesi come Francia, Germania, Stati Uniti e che contribuisce ad abbassare la produttività del lavoro e la quota del lavoro sul PIL. Il “lavoro che impoverisce” a causa dell’insufficiente retribuzione è alla base del conflitto sociale che è esploso in Francia. La quota del lavoro sul PIL è un indicatore della disuguaglianza dei redditi: di per sé non mina la coesione sociale perché se la produttività totale cresce, anche l’ascensore sociale funziona. Se invece la crescita è anemica e la crescita potenziale ristagna, anche il tessuto sociale e politico di un paese ne risente… continua a leggere

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da ISTAT, Misure della produttività, novembre 2018

  • Nel 2017 il valore aggiunto dell’intera economia ha registrato una crescita in volume del 2,1% rispetto al 2016. La produttività del lavoro – calcolata come valore aggiunto per ora lavorata – è aumentata dello 0,8%, quella del capitale – misurata dal rapporto tra il valore aggiunto e l’input di capitale – dell’1,2%.
  • Nello stesso anno, la produttività totale dei fattori, che misura la dinamica del valore aggiunto attribuibile al progresso tecnico e ai miglioramenti nella conoscenza e nell’efficienza dei processi produttivi, è cresciuta dell’1%, con un rafforzamento della tendenza positiva in atto dal 2012, stimolata anche dall’aumento della propensione innovativa delle imprese, soprattutto industriali.
  • Complessivamente, nel periodo 1995-2017 la produttività del lavoro è aumentata ad un tasso medio annuo dello 0,4% mentre quella del capitale è diminuita dello 0,7%. La produttività totale dei fattori ha, invece, registrato in media una variazione nulla.
  • Tra il 1995 e il 2017 la crescita della produttività del lavoro in Italia (+0,4%) è risultata decisamente inferiore alla media Ue (1,6%). Tassi di crescita in linea con la media europea sono stati registrati da Germania (1,5%), Francia (1,4%) e Regno Unito (1,5%). La Spagna ha registrato un tasso di crescita dello 0,6%, di poco superiore a quello dell’Italia.
Nel periodo 2003-2015, la produttività del capitale è diminuita in media d’anno dello 0,7%. Questa dinamica è il risultato di un andamento molto diverso nelle due fasi 2003-2009 e 2009-2015 dell’accumulazione di capitale. Nel primo periodo, la significativa crescita dell’input di capitale (+1,7% in media d’anno) ha determinato, in presenza di un lieve calo del valore aggiunto (-0,2%), una marcata diminuzione della produttività del capitale (-1,8%). Nel secondo periodo, la discesa degli investimenti fissi lordi ha determinato una diminuzione dell’input di capitale (-0,5% in media d’anno) maggiore rispetto a quella del valore aggiunto (-0,1%) e la produttività del capitale è aumentata dello 0,5%.
Nel 2016 e nel 2017 l’input di capitale ha registrato un incremento rispettivamente dello 0,3% e dello 0,9%, a fronte dell’aumento del valore aggiunto (+1,9% e +2,1%): la produttività del capitale è quindi cresciuta in entrambi gli anni (+1,6% e +1,2%). L’incremento dell’input di capitale, più lieve nel 2016 e più sostenuto nel 2017, è trainato dall’espansione sia del capitale ICT (+4,7% e +3,9%), sia del capitale immateriale non-ICT (+4,4% e +5,8%) mentre la componente del capitale materiale non-ICT è diminuita nel 2016 ed è rimasta invariata nel 2017.

Nel periodo 2003-2009 la contrazione del valore aggiunto si è accompagnata ad apporti positivi dell’impiego di lavoro e di capitale (rispettivamente 0,1 e 0,6 punti percentuali) mentre la produttività totale dei fattori ha fornito un marcato contributo negativo (-0,9 punti percentuali). Nel periodo 2009-2015, invece, la discesa del valore aggiunto è spiegata dal calo dell’impiego del fattore lavoro (-0,6 punti percentuali) e, in misura assai minore, del fattore capitale (-0,2 punti percentuali) mentre la produttività totale dei fattori ha fornito un contributo positivo (+0,7 punti percentuali).
Nel 2016 alla dinamica positiva del valore aggiunto contribuisce per 1,3 punti percentuali il fattore lavoro e per solo 0,1 punti il capitale, con un apporto di 0,5 punti della produttività totale dei fattori. Anche nel 2017 l’incremento del valore aggiunto è la risultante di un contributo ampio dell’input di lavoro (+0,9 punti percentuali) e di uno molto contenuto del capitale (+0,2 punti percentuali), mentre si rafforza l’apporto della produttività totale dei fattori (+1 punto percentuale).

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Compendium on Productivity 2018 dell’OCSE



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XXX Seminario Economico Internazionale di Villa Mondragone
Sessione sulla Produttività – 25/06/2018


Europe, wages and the productivity puzzle
Chairman: Gloria BARTOLI, LUISS e FUET Osservatorio Produttività e Benessere (OPB)

Il rallentamento della produttività totale è un fenomeno globale. Succede anche nelle economie emergenti. Nelle economie avanzate è passata da circa 1% di crescita annua dal 1990 alla crisi globale allo 0,3% annuo dopo la crisi. Insieme alla distribuzione diseguale dei guadagni economici limita la crescita. Rafforza i venti contrari dalle tendenze a lungo termine come l’invecchiamento della popolazione, il rallentamento della diffusione delle innovazioni e i lenti progressi nella partecipazione femminile alla forza lavoro.
Data però la concentrazione negli Stati Uniti delle Superstar tecnologiche – ovvero le imprese alla frontiera tecnologica con un aumento annuale della produttività pari al 3,5% – il rallentamento della produttività in questo paese rappresenta un enigma che chiede di essere risolto. In effetti, negli Stati Uniti è popolare l’ipotesi di mis-measure per spiegare il rallentamento della produttività.
Questo problema è affrontato dal primo paper presentato: On Productivity Measurement and Interpretation. Some Insights on Italy di Valeria Ferroni, Sogei e Roberta De Santis, Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’innovazione e le buone istituzioni sono componenti essenziali della crescita della produttività. Con le superstar della tecnologia dell’informazione (IT) le aziende si sono moltiplicate in numero, produttività, profitti e salari pagati. Oggi il fenomeno è diventato rilevante anche dal punto di vista macroeconomico come motore del calo della domanda di lavoro e del capitale tradizionale, della riduzione della quota di lavoro sul PIL e della disparità di reddito.
La concorrenza e la deregolamentazione del mercato sono il punto di partenza del lavoro di Petia Borissova Topalova, che trova che l’inefficienza del settore pubblico limita la produttività dell’impresa anche quando la deregolamentazione dovrebbe aumentarla. E’ uno studio prodotto nel contesto di una missione in Italia per trovare le cause strutturali dell’insufficiente crescita della produttività in Italia dalla metà degli anni ’90, ovvero preesistenti alla crisi globale delle finanze e all’introduzione dell’euro. Studiando i dati per il periodo 2003-2013 e la PMR dell’OCSE – che mostra la deregolamentazione de iure, lo studio trova che gli effetti della deregolamentazione in reti e servizi chiave aumentino la produttività delle imprese, ma solo nelle Province con amministrazioni pubbliche locali più efficienti, che sono quelle che hanno effettivamente implementato le deregolamentazioni decise a livello centrale.
Titolo del paper presentato: The Impact of Product Market Reforms on Firm Productivity in Italy di Petia Borissova Topalova, IMF.

Il divario tra le aziende più produttive e le altre sta crescendo. Gli studi dell’OCSE presentati da Christina Timiliotis vanno oltre gli studi precedenti e analizzano l’insufficiente diffusione di nuove tecnologie come possibile spiegazione del rallentamento della produttività. In particolare il cloud computing e l’integrazione di back office o front office che, nel contesto di GVC, sono pre-condizioni per la scelta o l’esclusione di un fornitore. Vengono valutati fattori strutturali o politici per incentivare o bloccare l’adozione di queste tecnologie, dall’infrastruttura di Internet a competenze manageriali inadeguate. Risultati principali: competenze basse e manageriali riducono l’adozione di tecnologie innovative, ma la concorrenza di mercato è necessaria per un’allocazione efficiente delle risorse.
Conclusione: non solo per creare Superstar, ma, più modestamente, per essere in grado di copiare ed evitare di diminuire la produttività, l’innovazione e le abilità per usarla sono cruciali.
Titolo del paper presentato: Going Digital: What determines technology diffusion in firms? di Christina Timiliotis, Giuseppe Nicoletti, Dan Andrews, Stephane Sorbe, Theodore Renault, OECD.

Infine, mentre per la crescita della produzione potenziale e degli standard di vita dobbiamo aumentare la TFP, per la crescita della produzione totale dobbiamo sfruttare le risorse occupazionali del paese: in Italia la gioventù e le donne attualmente sono in gran parte sottoccupate. Ciò ridurrà la disuguaglianza nella distribuzione del reddito delle famiglie. Il quarto documento, presentato da Francesca Severini, fornisce ai responsabili delle politiche un potente strumento per valutare le misure necessarie a incoraggiare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e facilitare l’integrazione di genere. I modelli CGE di genere testano la redditività di tali misure politiche quantificando le interazioni tra genere e variabili economiche, dalla fase di produzione alla formazione finale della domanda attraverso la generazione e la distribuzione del reddito.
Titolo del paper presentato: Gender Policy and Female Employment: A CGE Model for Italy di Francesco Felici, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Noemi Ferracuti, Rosita Pretaroli, Francesca Severini e Claudio Socci, Università degli Studi di Macerata.

Robocalypse Now: per l’Ocse metà dei lavori cambieranno
Le ricerche dell’Ocse sulla rivoluzione che l’automazione porterà nel mondo del lavoro danno risultati impressionanti e non tanto per le basse professionalità quanto per quelle intermedie, polarizzando il mercato del lavoro. L’innovazione tecnologica non va certamente fermata perchè è uno dei motori della produttività d’impresa ma c’è un paradosso: perchè non si riflette sull’efficienza complessiva dell’economia?
Gloria Bartoli per FIRSTonline.info – 22/11/2018

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Migranti ed economia: uno studio inglese cancella le fake news
Uno studio indipendente commissionato dal governo inglese pro-Brexit evidenzia che in Uk l’ondata di migranti non ha avuto veri effetti sull’occupazione e sulla criminalità e ne ha avuti minimi sui salari – Ecco che cosa è successo per produttività, prezzi e conti pubblici ma la politica dell’immigrazione dovrebbe favorire le professionalità high skill.
Gloria Bartoli per FIRSTonline.info – 24/09/2018

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La responsabilità della Pubblica Amministrazione per migliorare la produttività delle imprese italiane → i salari dei lavoratori di quelle aziende → gli investimenti → gli occupati
04/09/2018

Dallo studio di circa 450.000 imprese italiane[1] nelle diverse province italiane, risulta che aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione può portare benefici importanti alle imprese private. Se tutte le province raggiungessero l’efficienza delle migliori, il prodotto per impiegato aumenterebbe del 9% nell’impresa media.
E’ dimostrato che l’efficienza dei governi centrali e locali è importante per le imprese.
Dei 5 servizi pubblici esaminati, tre sono forniti da governi regionali o locali (sanità, assistenza all’infanzia e rifiuti) e due dal centro: l’istruzione è una responsabilità del governo centrale e la giustizia civile è fornita dalla magistratura, un ramo indipendente del potere gestito centralmente.
…i risultati mostrano un effetto sensibile sulla produttività delle imprese dell’efficienza dell’amministrazione pubblica sia a livello centrale che locale, con il miglioramento dell’educazione e della giustizia che ha un effetto doppio rispetto al miglioramento dei servizi locali


[1] IMF Working Paper 2015, Does Public Sector Inefficiency Constrain Firm Productivity: Evidence from Italian Provinces
Prepared by Raffaela Giordano, Sergi Lanau, Pietro Tommasino, and Petia Topalova1


Fmi, Banca Mondiale, Ocse: più innovazione per più produttività

La macroeconomia delle Superstars e l’anomalia italiana: innovazione e le buone istituzioni sono le componenti essenziali del rilancio della produttività, considerata il motore della crescita economica ma ovunque stagnante.
Gloria Bartoli per FIRSTonline.info – 19/06/2018

Imprese e produttività: quanto conta l’evasione fiscale
L’indulgenza verso l’evasione fiscale frena la crescita economica, e non poco. Dai dati risulta che le grandi imprese italiane hanno livelli di efficienza analoghi a quelli delle concorrenti europee, le piccole – più numerose e più piccole che altrove – no. Come mai? In aggiunta ad altri fattori, la facilità con cui una impresa di modeste dimensioni può sottrarsi alle elevate aliquote fiscali italiane rende poco conveniente ingrandirla; la concorrenza sleale di chi evade diminuisce il rendimento dell’innovazione. Secondo le stime dei quattro, se ipoteticamente l’evasione si azzerasse la dimensione media delle imprese aumenterebbe del 25%, la spesa in innovazione del 35%.
E. Bobbio, M. Bugamelli, F. Lotti e F. Manaresi per lavoce.info – 15/06/2018

Intangible vs Physical Capital
L’investimento in capitale intangibile caratterizza le imprese alla frontiera della produttività, anche dette superstars. E’ fonte di crescita della produttività totale dei fattori (TFP).
Presentazione R Duval alla Conferenza OCSE, FMI, Banca Mondiale
-  11/6/2018

La Commissione europea e i Comitati Nazionali per la Produttività


Dicono di noi

Alla ricerca della produttività perduta. Perché il vero male dell’Italia è la scarsa crescita – Formiche.net

Osservatorio sulla produttività e il benessere – FIRST online

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La dinamica della produttività totale è la determinante principale della crescita reale ed in Italia è tra le più deboli dell’Area Euro.

Rilanciare la produttività è per il nostro Paese una priorità ed una scelta rispetto alla quale ci deve essere il massimo impegno e soluzioni adeguate e tempestive.La dinamica della produttività totale è la determinante principale della crescita reale ed in Italia è tra le più deboli dell’Area Euro.

Rilanciare la produttività è per il nostro Paese una priorità ed una scelta rispetto alla quale ci deve essere il massimo impegno e soluzioni adeguate e tempestive.

 
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