Sunday, June 17, 2018
 

12 Apr2018

Vincoli e priorità per l’Italia.
Deficit e Debito Pubblico vs Lavoro e Reddito

12 aprile 2018

Apertura

Luigi Paganetto, Presidente Fondazione Economia e Docente SNA

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Relazioni

Lorenzo Codogno, London School of Economics and Political Science, Senior Fellow LUISS SEP

Giampaolo Galli, Senior Fellow LUISS SEP, già Camera dei Deputati

Andrea Boitani, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Michele Bagella, Università di Roma “Tor Vergata”

Giovanni Tria, Università di Roma “Tor Vergata”

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Interventi

Martino Lo Cascio, Università di Roma “Tor Vergata”

Giovanni Piersanti, Università di Teramo
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Programma

 

[BBL] Natural Capital: from Social to Circular Accounting | Tuesday, April 3 | 12:30-2:00 PM | MC 9-500

aprile 3rd, 2018 by Fuet in Activities / Economia / Economia globale


Overview:

The BBL will discuss the problem of social accounting of natural resources, focusing on natural capital and the “circularity” of the economic process. By re-examining the welfare economic foundations of social accounting through the lenses of neoclassical growth and the Leontiev-Stone Sam accounts, a possible integration of these two systems will be discussed at both the macroeconomic and sector levels. A method will be presented to measure stocks and flows for capital accounting and to estimate appropriate shadow prices for the different components of investment in natural capital, with and without a sector of “circular” capital recovery activities. An empirical application to Kenya and social accounting for water will also be presented.

Chair:

Dan Biller (Sector Manager, MIGEC)

Discussants:

Shanta Devarajan (Senior Director for Development Economics)

Raffaello Cervigni (Lead Environmental Economist)

Glenn-Marie Lange (Senior Environmental Economist)

Presenter:

Pasquale L. Scandizzo. Professor. University of Rome “Tor Vergata”. Pasquale L. Scandizzo holds a Ph.D. from the University of California, Berkeley and is presently Professor of Political Economy, Fellow of the Center for Economic and International Studies, Senior Fellow and Board Member of the Economics Foundation at the University of Rome “Tor Vergata”. He is also President of the Italian Association of Development Economists and President of OpenEconomics, a university spin-off focusing on project evaluation and economic development. His former institutional positions include the Chair of the Center for Economic International Studies, the Governing Board of the Italian Institute of Statistics, the Italian Institute for Economic Planning (President), the National Planning Board, the Parliamentary Budget Committee (Senior Adviser), and the World Bank (Senior Economist).

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Buona Pasqua 2018!

marzo 31st, 2018 by Fuet in Activities

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Pil mensile: Gennaio 2018

marzo 29th, 2018 by Fuet in Economia italiana / PIL mensile

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Il quadro resta favorevole malgrado un gennaio “freddo”

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La produzione industriale è diminuita oltre le aspettative a gennaio, registrando un -1,9% m/m, rispetto al robusto +2,1% m/m a fine 2017. Il calo è dovuto principalmente alla valutazione dei giorni lavorativi durante le festività natalizie, ma l’indice dovrebbe mostrare un rimbalzo in febbraio. Con effetti a partire da quest’ultima release, l’Istat ha rivisto la metodologia di calcolo dell’indice ed è stato adottato il nuovo anno base 2015. La nuova valutazione in serie storica ha condotto ad una revisione al rialzo della variazione annuale dell’indice per il 2016 e il 2017 (rispettivamente da +1,2% a +1,4% a/a e dal +2,5% al +3,1% a/a), il che segnala rischi al rialzo per la stima definitiva della crescita del PIL reale per entrambe le annualità. Secondo le ultime indagini PMI, il settore manifatturiero in Italia ha continuato ad espandersi a ritmo sostenuto durante il mese di febbraio, supportato da ulteriori e significativi aumenti di produzione, ordini e occupazione. Nonostante la moderazione dell’indice Istat sul clima di fiducia delle imprese nel mese di marzo, le indagini rimangono prossime ai loro massimi storici. La nuova stima per il PIL reale mensile prevede un incremento congiunturale dello 0,08% m/m a gennaio, mentre la crescita su base tendenziale è stimata all’1,54% a/a .

Dati e commento

Data and comment


 

27 Mar2018

Uno sviluppo sostenibile: economia circolare, mobilità elettrica, acqua, rifiuti e tutela del territorio

27 marzo 2018

Lo scorso 27 marzo a Roma presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione si è svolto un nuovo incontro del “Gruppo dei 20″ su:

Uno sviluppo sostenibile: economia circolare, mobilità elettrica, acqua, rifiuti e
tutela del territorio

All’apertura del nostro Presidente Luigi Paganetto sono seguite le relazoni di Tullio Fanelli, Vice Direttore Generale ENEA; Francesco La Camera, Direttore Generale – Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; Filomena Maggino, Sapienza Università di Roma; Roberto Morabito, ENEA; e Alessandro Ortis, Presidente degli Stati Generali per l’efficienza energetica.

Programma

Capitale naturale e crescita dell’economia
I danni ambientali relativi non solo all’aria, ma anche al ciclo dell’acqua e agli ecosistemi marini e forestali; oltre a peggiorare le condizioni di vita pongono la questione del come si possa preservare il capitale naturale.
Il Nobel Edmund S. Phelps ha di recente osservato che se questa questione fosse affrontata con successo aumenterebbe il tasso di rendimento del capitale per l’impresa e ciò determinerebbe un aumento degli investimenti e della produttività dell’economia. Ciò consentirebbe uno sforzo maggiore in difesa del capitale naturale e perciò salvare l’ambiente vorrebbe dire salvare l’economia. Per farlo occorre proteggere l’ambiente facendo in modo che innovazione e crescita accompagnino le ragioni del profitto.
Ciò è successo di fatto attraverso le politiche per il clima. Sta accadendo con le politiche sull’uso delle risorse?

Politiche per il clima economia circolare e innovazione
Il Rapporto dell’Onu «Better Growth, Better Climate» ha preso una netta posizione a favore dell’effetto favorevole che le politiche climatiche esercitano sullo sviluppo. Esse non vengono più considerate soltanto come un’esigenza ma anche un’opportunità per la crescita anche perché’ risultano capaci di sollecitare processi innovativi che non riguardano soltanto e strettamente il settore dell’energia.
La considerazione degli impatti ambientali nell’uso delle risorse naturali apre una questione diversa da quella dell’impatto del clima che si esprime con l’approccio dell’economia circolare.
È naturale pensare che occorra ottimizzare l’uso delle risorse naturali in maniera da renderne l’impiego il più efficiente possibile riducendone l’impiego per ogni livello di produzione.
Allo stesso tempo occorre ridurre gli impatti ambientali delle diverse fasi di produzione dall’estrazione delle risorse medesime, evitando inquinamento, degrado del suolo, trasporto con emissione di CO2, rifiuti.
Riuso, riciclo e remanucturing sono altrettanti must dell’economia circolare… undefinedScarica la relazione completa con i grafici

 

14 Mar2018

L’Italia e le politiche di coesione EU: Mezzogiorno, Mediterraneo e Sviluppo

14 marzo 2018

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Mercoledì 14 marzo a Roma presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione si è svolto un nuovo incontro del “Gruppo dei 20″ su:

“L’Italia e le politiche di Coesione Europee: Mezzogiorno, Mediterraneo e Sviluppo”

All’apertura del nostro Presidente Luigi Paganetto sono seguite le relazoni di S. E. Hassan Abouyoub, Ambasciatore del Regno del Marocco; Maria Ludovica Agrò, Direttore Generale Agenzia per la Coesione Territoriale; Adriano Giannola, Presidente SVIMEZ; Massimo Lo Cicero, Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”; Carmelo Petraglia, Università degli Studi della Basilicata; Carlo Trigilia, Università degli Studi di Firenze.
Ne hanno discusso Giuseppe Buccino Grimaldi, Direttore Generale per l’Unione Europea – MAECI; Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, scrittore, collaboratore della Gazzetta del Mezzogiorno.

Programma


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27 Feb2018

Verso il voto, partiti poco attenti al futuro e
al capitale umano

Intervista a Luigi Paganetto

a

Elezioni Politiche 2018! A pochi giorni dal voto i partiti continuano a
preoccuparsi solo del presente, trascurando il futuro del Paese.


Luigi Paganetto, economista e presidente della Fondazione Economia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, avverte: si compie un errore gravissimo per i giovani, per le donne e per la formazione

Mancano ormai sei giorni alle elezioni ma gli sfidanti continuano a disinteressarsi del futuro. Parola di Luigi Paganetto, professore emerito di Economia politica all’Università “Tor Vergata” di Roma, docente alla Scuola nazionale dell’amministrazione e presidente della Fondazione Tor Vergata Economia, che parlando con Formiche.net nota: “Leggendo i programmi presentati dai vari partiti balza agli occhi come i politici non investano nel futuro ma solo nel presente. Sembra che gli anni a venire sollecitino meno l’attenzione delle élite politiche”, spiega il professore secondo cui si compie invece “un errore gravissimo per i giovani, per le donne, per la formazione. Si continua a investire nel breve periodo ma sempre di più i cittadini si rendono conto che non trovano risposte al loro futuro e tutto questo si ritorcerà contro i politici. Pensiamo ai Neet, il 37% sul totale dei giovani: anche loro votano”. Secondo Paganetto nella classe politica del nostro Paese “deve crescere la consapevolezza che non si può pensare solo a domani mattina e che bisogna investire sul capitale umano. C’è un’esagerazione di promesse elettorali: perché non esageriamo promettendo più impegno sul capitale umano?”, domanda il docente del secondo ateneo romano secondo cui si scarseggia anche nell’interesse per far crescere competenze e innovazione. Il caso Embraco è emblematico: “La formazione professionale è dimenticata da molti anni – rileva – e invece pure in questo settore bisognerebbe far crescere le competenze dei lavoratori per migliorare la qualità dei prodotti ed evitare la fuga delle aziende all’estero”.

A corollario della poca attenzione al futuro e alla crescita delle competenze accade che “venga trattata poco e male la questione dell’education. Ricordo che in Italia il numero dei laureati è estremamente più basso che negli altri Paesi (il 24% a fronte, ad esempio, del 44% in Francia e in Olanda). Lo stesso discorso vale per l’educazione secondaria: in Francia manca il diploma al 22% delle persone, in Italia al 40%. Intanto però si fa un gran parlare di industria 4.0 e di nuove tecnologie”. Per accrescere il numero di laureati, però, la proposta presentata da Liberi e Uguali di esentare dal pagamento delle tasse universitarie “non funziona; viceversa si può sostenere chi fa gli esami con regolarità”. Riguardo al mondo accademico, poi, “occorrerebbe investire sulla qualità in modo da mettere gli atenei in competizione fra di loro e non cercare invece di renderli tutti uguali”.

Guardare poco al futuro si lega inoltre a un problema “gigantesco”, quello della scarsa occupazione femminile. “Si tratta di un’enorme perdita di capitale umano – evidenzia Paganetto -. La percentuale di donne occupate in Italia è molto più bassa rispetto alla media europea: in Germania è al 60%, in Francia al 65%, in Svezia al 78%, in Italia al 47%. Secondo un calcolo fatto qualche tempo fa, portare l’occupazione femminile dal 47% al 60% farebbe aumentare il Pil del 7%”. Il professore genovese non accetta l’obiezione secondo cui non si riesce neppure a far crescere l’occupazione maschile. “Nel mondo dei servizi, per esempio, occorrono competenze e qualità per cui le donne non solo possono mettersi in competizione con gli uomini ma risultano anche più brave. Dunque, la scarsa partecipazione femminile al mondo del lavoro toglie risorse al sistema Paese”. Non c’è dubbio, sostiene, che “ci troviamo di fronte a una situazione di difficoltà oggettiva che nasce da una serie di circostanze, a partire dalla conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi di cura. Voglio citare l’esempio tedesco dove di recente è stata data ai lavoratori la possibilità di scegliere per tre anni il tempo parziale, una forma di flessibilità che indica come – dove c’è maggiore occupazione femminile – il problema della conciliazione riguardi anche gli uomini”.

Il rimedio però “non può essere quello che leggo in alcuni programmi elettorali ovvero il bonus fiscale a favore di chi fa i figli: non è efficace e non ha conseguenze automatiche”. La proposta di Paganetto è un’altra: “Secondo alcune valutazioni l’età prescolare è fondamentale per lo sviluppo del bambino ed è assolutamente decisiva per la capacità di elaborazione del pensiero. Molti Paesi stanno investendo in questo perché si è visto che i bimbi che hanno frequentato l’asilo nido sono avvantaggiati sul piano della formazione rispetto a quelli che non l’hanno fatto”. Investire nel welfare, e in particolare nella costruzione di asili nido, “non solo darebbe un vantaggio sull’imprinting della persona ma consentirebbe di dare una mano alle famiglie oltre che alle donne”. Semmai, aggiunge, “si potrebbe facilitare il loro ingresso nel mondo del lavoro con benefici fiscali”. L’aspetto singolare, nota, è che il tasso di natalità è più basso da noi che in Svezia dove l’occupazione femminile è molto più diffusa”.

Intervista di Manola Piras per Formiche.net

 

27 Feb2018

Le proposte di riforma dell’eurozona e il documento dei 14 economisti franco-tedeschi

27 febbraio 2018

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Gruppo dei 20 – Revitalizing Anaemic Europe

a

Il 27 Febbraio a Roma presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione si è svolto un nuovo incontro del “Gruppo dei 20″ su:

Le proposte di riforma dell’eurozona e il documento dei 14 economisti fraco-tedeschi

All’apertura del nostro Presidente Luigi Paganetto, che ha fatto un’introduzione su “La riforma della governance europea e le proposte franco-tedesche”, sono seguite le relazioni di Paolo Guerrieri, Sapienza Università di Roma e College of Europe, Bruges; Marcello Minenna, London Graduate School of Mathematical Finance; e Rocco Cangelosi, Consiglio di Stato
Ne hanno discusso Lorenzo Bini Smaghi, Société Génerale e Giuseppe Pennisi, CNEL

Programma

Temi discussi nel corso dell’incontro


Luigi Paganetto – Presidente Fondazione Economia Tor Vergata e Docente SNA

Il documento dei 14 economisti Franco-Tedeschi

Si tratta di un paper (per semplicità Pisani – Ferry e Zettelmeyer) che rappresenta un tentativo di coniugare le posizioni presenti in Europa su due temi cruciali quello della disciplina fiscale di cui si accetta la necessità e quello della condivisione dei rischi su cui si ricerca un compromesso partendo dall’accettazione dell’idea (sostenuta con determinazione dai tedeschi) che prima di condividerli i rischi vanno ridotti.
Il documento ha sollevato molto interesse perché esce dalle consuete, generiche proposte cercando di trovare un possibile collante politico di un’intesa per la riforma dell’UEM, che trova un terreno favorevole nel terreno della ripresa della crescita e un obbiettivo temporale preciso nella prossima scadenza (2019) delle Istituzioni europee.
Occorre dire che la storia professionale degli autori di forte impegno nelle Istituzioni europee e dunque, non solo accademica, dà maggiore credibilità alle loro posizioni.

Come riformare l’Eurozona?
Il limite di fondo delle proposte di riforma dell’eurozona rimane quella ( da dimostrare) che la crisi 2008-2015 è stata determinata, in larga misura da un deficit di disciplina fiscale per cui rimediando a questa mancanza si possono affrontare adeguatamente le sfide del futuro.
Per fronteggiare queste sfide, la tesi è che basti rendere i vincoli più certi e cogenti ,affidando la sorveglianza dei conti pubblici ad organismi tecnici indipendenti e solo in seguito procedere ad una maggiore integrazione economica e finanziaria. Un’unica attenuazione al rigore sarebbe che la regola del tetto della spesa diventerebbe più o meno stringente a seconda del livello del debito pubblico. E questo non favorirebbe di certo il nostro Paese.
A parte le difficoltà giuridiche di una scelta di questo tipo, una riforma dell’Eurozona che voglia avere successo deve fondarsi, oltre che condivisione dei rischi e disciplina di mercato, sulla scelta di rinforzare le ragioni di convergenza non solo economica dei paesi dell’Eurozona, con l’ avvio di una seria ricerca degli spazi fiscali su ambiente e immigrazione insieme ad un ripensamento delle politiche di coesione ma anche di quelle sulla sostenibilità della crescita come si è cominciato timidamente a fare con l’iniziativa per il «pilastro dei diritti sociali»… undefinedScarica la relazione completa con i grafici


 

Pil mensile: Dicembre 2017

febbraio 16th, 2018 by Fuet in Economia italiana / PIL mensile

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L’anno chiude in accelerazione

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In base alla stima preliminare sui dati trimestrali non corretta per i giorni lavorati, nel 2017 il PIL reale dell’Italia è cresciuto dell’1,4% rispetto all’anno precedente, il risultato migliore dal 2010. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, l’economia ha registrato un’espansione dello 0,3% t/t, leggermente inferiore a quella del trimestre precedente e delle attese degli analisti. La composizione in dettaglio della crescita sarà resa nota soltanto il prossimo 2 marzo, ma, in base alle indicazioni qualitative fornite dall’Istat, le principali determinanti risultano essere state la domanda interna e quella estera. La nuova stima del PIL mensile di dicembre prevede un incremento congiunturale dello 0,22% m/m mentre su base tendenziale la crescita è stimata all’1,47% a/a rispetto all’1,56% a/a registrato in novembre. L’economia italiana appare pronta ad accelerare ulteriormente nel corso dell’anno: la produzione industriale è aumentata a dicembre registrando una robusta crescita dell’1,6% m/m, facendo seguito ad un incremento dello 0,2% m/m in novembre e superando sensibilmente le aspettative. Le solide indagini congiunturali presso le imprese per il mese di gennaio suggeriscono che il forte slancio alla crescita proseguirà verosimilmente nel 1T18: l’indice PMI composito è aumentato a 59,0 (+2,5 punti), raggiungendo il valore più alto dall’estate del 2006.

Dati e commento

Data and comment


 
 
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