Friday, November 27, 2020
 

Covid: gruppo dei 20, serve un ‘piano Vanoni’ come nel 1955 (2)

ANSA

ottobre 29th, 2020 by Fuet in Press & Media

(ANSA) – ROMA, 29 OTT – “Certo. Sono passati i tempi del Ministero del Bilancio e della Programmazione economica. Ciò non vuol dire però – avverte il gruppo dei 20 – che le scelte necessarie per la ripresa dalla pandemia si possano fare senza una “visione” ed un quadro di compatibilità macroeconomica con un’indicazione esplicita di priorità degli obbiettivi da raggiungere e degli strumenti da utilizzare”, indica il documento approvato dal ‘Gruppo dei 20′, riunito da Luigi Paganetto, presidente della Fondazione Tor Vergata. Nel gruppo esperti e accademici quali Angelo Airaghi, Michele Bagella, Riccardo Barbieri, Gloria Bartoli, Patrizio Bianchi, Luigi Bonatti, Rocco Cangelosi, Claudio De Vincenti, Franco Gallo, Paolo Guerrieri, Marco Leonardi, Giandomenico Magliano, Mauro Marè, Rainer Masera, Maurizio Melani, Beniamino Quintieri, Nicola Rossi, Dominick Salvatore, Lucio Scandizzo, Giovanni Tria.

“La prima esigenza è quella di ridurre l’incertezza. Ciò va fatto: Con investimenti in sanità a carattere additivo, capaci di dare sicurezza ai cittadini a livello di diagnosi e prime cure, a livello del territorio; L’attività di investimento in infrastrutture deve essere condotta cominciando da quelli da completare al Sud; Con indicazioni chiare e tempestive sulle azioni di Governo che si intende intraprendere nel medio periodo, in particolare quali riforme che oltre la Giustizia debbano avere priorità“. Il rischio – avverte il documento – è che per tamponare i bisogni contingenti, per quanto meritevoli di sostegno, si perdano di vista gli obiettivi di medio e lungo periodo con la conseguenza di dissipare le risorse disponibili in politiche meramente redistributive. Il che renderebbe più ardua la restituzione dei prestiti e toglierebbe spazio agli “investimenti buoni”, quelli “che si autopagano, innescano la crescita, non creano debito per le nuove generazioni”.

Il Gruppo dei 20, in particolare, invoca “una visione di programma” e invita il governo a ridurre l’area dell’incertezza con investimenti additivi in sanità per le diagnosi e le prime cure, un piano d’investimenti a partire dal Sud, l’avvio di riforme non più rinviabili per il migliore funzionamento della macchina pubblica. Sul lato bancario si mette in guardia dal progressivo deterioramento dei crediti e si ipotizza la nascita di una bad bank europea. “La questione dell’occupazione è centrale. Come è ovvio il blocco dei licenziamenti non può essere l’unica risposta.” Il Recovery Plan?, “Mette in campo risorse essenziali per la ripresa. La sua efficacia nel quadro del piano a medio termine per lo sviluppo dipende però dalla capacità di realizzare progetti integrati a carattere europeo, come quelli previsti da Invest Eu”. (ANSA).

RUB/ S0A QBXB

 

Gruppo dei 20 oggi serve un ‘piano Vanoni’ come nel 1955

ANSA

ottobre 29th, 2020 by Fuet in Economia / Economia europea / Economia italiana / Press & Media

Economia: Agire su lavoro giovani, gap Nord-Sud, export e competitività

“Oggi ci serve uno schema di riferimento complessivo in cui collocare scelte e priorità d’investimento significa dire che, se nel 1955 un piano è stato necessario, altrettanto lo è oggi”, avverte il “gruppo dei 20″, economisti del gruppo di ricerca e discussione che si riunì nel 2013 presso la Fondazione Economia Tor Vergata per iniziativa di Luigi Paganetto, che ne coordina l’attività, e che lavora con l’obiettivo di dare un contributo per ‘rivitalizzare un’Europa Anemica’.

È tornato a riunirsi, a distanza, in piena emergenza economica per l’impatto del Covid. E la strada che indica è quella che fui seguita nel Paese nel 1955. ” Nel dibattito di oggi si accosta spesso la crisi del post Covid-19 all’economia di guerra e il Recovery Plan al Piano Marshall del 1947. Ci si dimentica che a quest’ultimo nel nostro Paese seguì, nel 1955, il Piano Vanoni, più precisamente ‘Lo schema di sviluppo dell’occupazione e del reddito in Italia per il decennio 1955-64′, che aveva quattro obiettivi: la creazione di 4 milioni di posti di lavoro, la riduzione dello squilibrio tra Nord e Sud, l’aumento dell’export e il conseguente pareggio della bilancia dei pagamenti, la redistribuzione delle forze di lavoro”.

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Da Marshall a Vanoni. Serve un nuovo piano per l’Italia!

28 ottobre (a distanza)

ottobre 29th, 2020 by Fuet in Economia europea / Economia italiana / Gruppo dei 20

Mercoledì 28 ottobre si è tenuto un nuovo incontro del Gruppo dei 20, nel corso del quale si è parlato della recrudescenza della pandemia e della preoccupante risalita dei contagi ma anche delle nuove e sempre più urgenti misure da adottare per impedire un altro duro colpo all’economia e alla crescita del Paese. La discussione si è sviluppata a partire dal documento predisposto da Luigi Paganetto “Piano Marshall e piano Vanoni. Recovery plan e piano per l’Italia”.

All’intervento introduttivo del Presidente sono seguiti quelli di Patrizio Bianchi, Claudio De Vincenti, Giampaolo Galli, Paolo Guerrieri, Rainer S. Masera, Roberto Monducci, Luigi Nicolais, Beniamino Quintieri, Lucio P. Scandizzo. Si è sviluppato un ampio dibattitto a cui hanno preso parte, tra gli altri, M. Ludovica Agrò, Michele Bagella, Gloria Bartoli, Luigi Bonatti, Salvatore Capasso, Fabio Colasanti, Guido Cozzi, Martino Lo Cascio, Costanza Pera, Riccardo Perissich, Alfonso Ruffo, Vincenzo Scotti, Riccardo Varaldo, Giuseppe Tripoli.

Documenti a supporto:

Istat – Individuazione delle priorità di utilizzo del Recovery Fund
Audizione del Direttore del Dipartimento per la produzione statistica Roberto Monducci – settembre 2020

 

16 Oct2020

Economia: tra incertezze e fisco

Rai Radio1

Luigi Paganetto è interveuto nel corso della trasmissione radiofonica Tra poco in edicola, per discutere del delicato tema della pressione fiscale in epoca post pandemia.

Clicca qui per ascoltare l’intervista.

 

Paganetto: “Borsa o Autostrade non sono certamente la priorità per CDP”

La Stampa

ottobre 10th, 2020 by Fuet in Economia / Economia italiana / Press & Media

Intervista di Paolo Baroni – 10/10/2020

«Le notizie riportate negli ultimi tempi dai media danno l’impressione che le risorse della Cassa siano illimitate. Non è così, non si può investire su tutto. Bisogna fissare delle priorità. È vero che Cdp si è data un piano industriale ma poi bisogna attuarlo in concreto». Nel giorno dell’operazione Euronext-Borsa Italiana il vicepresidente della Cassa depositi e prestiti Luigi Paganetto si assume l’onere di ricordare «che non si può rispondere di sì ad ogni esigenza».

E poi che «bisogna chiarire i criteri che si vogliono seguire: perché – spiega – di volta in volta si parla di voler creare dei campioni nazionali, come nel caso della nascita di Webild e della fusione Sia-Nexi; di una strategia per rimediare ai fallimenti di mercato, come è accaduto con Ansaldo energia; altre volte di Cdp come “investitore paziente”, sempre nel caso di Sia-Nexi. Tutte definizioni che non aiutano a definire il quadro generale d’intervento».

E lei cosa propone?
«Dobbiamo decidere cosa vogliamo essere».

Secondo lei Cdp non doveva entrare in Euronext?
«Non è certo in discussione che la Cassa possa acquisire una partecipazione importante in questa società. Il punto è che se con i problemi che vengono avanti, che sono tanti, sia proprio il caso che la Cassa si vada a comprare la Borsa partecipando a Euronext: il mio convincimento è che in questo momento questa non sia esattamente la priorità.

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Con Next Generation EU bisogna investire in capitale umano e intelligenza artificiale

Milano Finanza

settembre 11th, 2020 by Fuet in Economia europea / Economia italiana / Press & Media

Luigi Paganetto - 11/09/2020

La decisione con cui l’Europa ha destinato 750 miliardi a un progetto comune per combattere le conseguenze economiche del Covid-19 non è solo un risultato di enorme importanza, ma anche l’avvio di un processo che comporta aspetti di governance che, come ha detto il Gruppo dei 20 dell’Università di Roma Tor Vergata, sono destinati ad avere conseguenze importanti per il futuro.

L’accordo implica: a) l’apertura di spazi fiscali prima d’ora inimmaginabili; b) aspetti di governance nazionale che riguardano non solo gli investimenti da realizzare, ma anche la loro gestione; c) scelte relative ai progetti-Paese da adottare.

Le risorse messe in campo dall’ UE sono legate, come è noto, a debito sottoscritto dall’Unione, ma sostenuto dalle risorse di bilancio. Il che significa che, anche se in termini assai lunghi, dovranno essere acquisite risorse proprie (tassazione CO, plastica o altro) per restituire il debito contratto. E ciò prefigura l’apertura di spazi fiscali comuni che finora non esistono. La disponibilità di risorse proprie consentirebhe di affrontare questioni prioritarie quali immigrazione, difesa e sicurezza, nonché di avviare interventi anticiclici, quando necessari. E interessante nella procedura di approvazionedei progetti l’utilizzo del metodo del «freno di emergenza» se lo si vede corne rimedio ai limiti di una governance fondata sul metodo intergovernativo che, si sa, rappresenta un forte limite alle capacità di decisione dell’ Unione perché può bastare il veto di un Paese per bloccare le decisioni comuni. L’approvazione dei piani di aiuto europei mette poi assieme in una proporzione prima d’ora mai realizzata progetti nazionali e progetti europei. La discussione si è finora concentrata sulle risorse attribuite ai Paesi, ma i progetti europei per green deal e digitale sono della massima importanza perché è in questa sede che si definiranno le traiettorie tecnologiche e industriali dell’Unione. È decisiva per un efficace contrasto alla recessione post Covid-19 la definizione dell’orizzonte temporale in cui saranno distribuiti i fondi Next Generation Eu. Si tratta di un tema di governance aperto da affrontare con grande attenzione.

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Caro Conte ecco come non sprecare il Recovery Fund
I consigli di Paganetto

Formiche.net

settembre 8th, 2020 by Fuet in Economia europea / Economia italiana / Press & Media

L’economista e presidente della Fondazione Economia Tor Vergata spiega come cogliere un’occasione storica e, forse, irripetibile. Serve un’istituzione preposta per smistare risorse e investimenti e tempi rapidi. Sanità, infrastrutture, Intelligenza Artificiale e istruzione le priorità.

Senza un cervello svelto e ben funzionante tutti i soldi del mondo servono a poco. Anche 209 miliardi di euro che da qui ai prossimi anni pioveranno, goccia a goccia sull’Italia. In una parola, governance, afferma Luigi Paganetto, presidente della Fondazione Economia Tor Vergata, vicepresidente di Cassa Depositi e Prestiti e animatore del pool di economisti riuniti nel Gruppo dei 20, in una analisi dal titolo Next Generation Eu, governance e progetti di investimento. Attenzione, non serve solo una governance per il Recovery Fund, ma l’intera architettura europea sarà in qualche modo modificata dall’immenso piano comunitario di aiuti.

UNA GOVERNANCE PER IL RECOVERY FUND

“La decisione con cui l’Europa ha destinato 750 miliardi a un progetto comune per combattere le conseguenze economiche del Covid-19 non è solo un risultato di enorme importanza, ma anche l’avvio di un processo che comporta aspetti di governance destinati ad avere conseguenze importanti per il futuro”, è la premessa di Paganetto. E il motivo è presto spiegato. “Si prefigura l’apertura di spazi fiscali prima d’ora non immaginabili. Le risorse che sono state messe in campo sono legate, come è noto, a debito sottoscritto dall’Unione, ma sostenuto dalle risorse di bilancio. Il che significa che, anche se in termini assai lunghi, dovranno essere recuperate le risorse per restituire il debito contratto”. In seconda battuta, l’approvazione del piani di aiuti europeo, “mette assieme, in una proporzione prima d’ora mai realizzata, progetti nazionali e progetti europei”.

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Gianluca Zapponini per Formiche.net


 

Next Generation EU, Governance e Progetti d’investimento

settembre 7th, 2020 by Fuet in Economia europea / Economia italiana

Il 30 luglio scorso si è tenuto un incontro a distanza del Gruppo dei 20 – Revitalizing Anaemic Europe sul tema “Economia e post Covid-19” nel corso del quale si è discusso delle decisioni con cui la EU ha destinato 750 miliardi a un progetto comune per combattere le conseguenze economiche del Covid-19, che non è solo un risultato di enorme importanza, ma anche l’avvio di un processo che comporta aspetti di Governance destinati ad avere conseguenze importanti per il futuro perché:

a) prefigura l’apertura di spazi fiscali prima d’ora non immaginabili;
b) mette assieme, in una proporzione prima d’ora mai realizzata, progetti nazionali e progetti europei;
c) definisce una destinazione di risorse di assai lungo periodo considerato che le sue propaggini arrivano ben dopo il prossimo bilancio, anche se non è per nulla chiara la loro distribuzione nel tempo;
d) utilizza il c.d. metodo del “freno di emergenza” come rimedio ai limiti di una Governance fondata sul metodo intergovernativo.

Pur con questi “caveats”,il “next Generation EU” porta con sé cambiamenti di Governance che possono essere prodromici ad una nuova Europa. Sono aspetti che possono segnare un prima e un dopo nelle vicende della EU.


Nel corso della riunione sono emersi una serie di riflessioni e spunti che sono confluiti in un nuovo documento, scritto da Luigi Paganetto, e che tiene conto degli interventi del Rappresentante Permanente d’Italia a Bruxelles, Amb. Maurizio Massari e di quelli di Maria Ludovica Agrò, Gloria Bartoli, Patrizio Bianchi, Rocco Cangelosi, Fabio Colasanti, Claudio De Vincenti, Paolo Guerrieri, Rainer Masera, Maurizio Melani, Beniamino Quintieri, Nicola Rossi, Pasquale Lucio Scandizzo e Giovanni Tria.


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E-Health
L’innovazione nel governo della cronicità

settembre 1st, 2020 by Fuet in Economia italiana / Reports

Rapporto redatto in relazione alle ricerche realizzate in preparazione e a conclusione del XXXI Villa Mondragone International Economic Seminar, in collaborazione con Farmindustria | Giugno 2020.

Lo studio mette in evidenza come le tecnologie digitali sono e risulteranno fondamentali per ridurre l’impatto della spesa sanitaria per prevenzione e gestione dei pazienti cronici sui conti pubblici. Anche l’emergenza sanitaria ancora in corso nel Paese ha mostrato l’esigenza di una maggiore prontezza di intervento e la necessità di ampliare ed evolvere gli attuali canali di comunicazione e gestione assistenziale.

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Pil mensile: Luglio 2020

agosto 26th, 2020 by Fuet in Economia italiana / PIL mensile

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L’indicatore mensile segnala un’attenuazione del calo del PIL


Il PIL ha intensificato la sua caduta nel 2T del 2020, quando l’attività economica è stata maggiormente colpita dalle misure di contenimento della diffusione del virus. Non di meno la stima preliminare, pur mostrando un crollo senza precedenti (-12,4% t/t, -17,3% a/a), è risultata migliore delle e più contenuta di quanto registrato in Francia (-13,8% t/t) e Spagna (-18,5% t/t).

I dati congiunturali più recenti riportano un recupero in atto, in virtù della fase di riapertura delle attività e del graduale allentamento delle misure di contenimento. La stima aggiornata del PIL reale tuttavia permane ancora negativa in giugno (-0,9% m/m, -20,4% a/a), risentendo ancora delle forti cadute del PIL e della debolezza della produzione industriale, che, sebbene in recupero, è ancora sotto i livelli pre-crisi. Infatti, nonostante l’indice si confermi in recupero a giungo (8,2% m/m da 41,6% di maggio), i livelli di produzione industriale sono ancora 13pp al di sotto di gennaio e 6pp inferiori rispetto al minimo della crisi finanziaria del 2009.
Le indagini qualitative delineano una ripresa nel manifatturiero a luglio, come mostrato dal ritorno in zona di espansione dell’indice PMI (a 51,9 punti da 47,5 di giugno) e dall’intonazione ottimista della fiducia nel manifatturiero di fonte ISTAT (a 85,2 punti da 80,2 di giugno). Analoghe indicazioni provengono nello stesso mese anche dai servizi, come segnalato dall’intenso recupero del sentiment rilevato dall’ISTAT (a 65,8 da 52,1) e dal miglioramento dell’indice PMI settoriale (a 51,6 punti da 46,4 di giugno).

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