Monday, December 16, 2019
 

“Le modifiche alle regole del mercato elettrico” di Giovanni Battista Zorzoli

“Il combinato disposto delle direttive europee sul mercato unico per l’energia elettrica e dei decreti attuativi emanati dai governi italiani è molto chiaro. Nel rispetto della normativa vigente, una volta superato con successo l’iter autorizzativo, chiunque è libero di realizzare impianti per la generazione di energia elettrica e vendere l’energia prodotta sul mercato interno o internazionale, ma, proprio per questo, non può avvalersi di aiuti di stato.

Tuttavia, l’Autorità per l’energia in un documento di consultazione (“Orientamenti in materia di misure volte ad agevolare la negoziazione di contratti di copertura di lungo periodo nel mercato elettrico”) sottolinea che nel caso di alcune tecnologie, come il nucleare, caratterizzate da “elevati costi fissi” e da “elevati livelli di salvaguardia ambientale”, il mercato non è in grado di valorizzare in modo adeguato “né la maggiore adeguatezza del sistema, prodotta da scelte di investimento in capacità produttiva contraddistinta da elevata affidabilità in fase di approvvigionamento della fonte di energia, né le esternalità che tali scelte generano in termini di maggiore affidabilità della restante capacità produttiva”. Di conseguenza nel caso del nucleare  l’Autorità ritiene necessario introdurre dei meccanismi di copertura dei rischi di mercato e dei rischi industriali,  il cui costo almeno in parte andrebbe ribaltato sulle tariffe dei consumatori di elettricità. Tutto ciò al fine di garantire le banche, in modo che i finanziamenti per la realizzazione di impianti nucleari siano erogati a condizioni non troppo onerose.

Lo stesso obiettivo è stato raggiunto in America con la decisione del febbraio scorso del presidente Obama di fornire una garanzia federale al finanziamento di 8,3 miliardi di dollari richiesto dalla Southern Company. per realizzare due unità nucleari. Sulla base di una legge del 2005, se la  Southern Company non sarà in grado di restituire in tutto o in parte la somma ricevuta, le banche finanziatrici saranno risarcite dal governo federale, cioè in ultima istanza dai cittadini che pagano le tasse.

Il nodo irrisolto rimane dunque quello di impianti in cui l’investimento, che incide per circa il 70% sul costo dell’energia prodotta, viene realizzato su un arco di tempo più lungo di quanto è usuale in investimenti industriali: 5 anni sulla carta, 7-8 in pratica, sempre che non vi siano interruzioni dei lavori dovute a ragioni tecniche, a richieste delle autorità di sicurezza o a ricorsi di oppositori. Di conseguenza le banche si tutelano da questi rischi rendendo più onerosi i finanziamenti. E le garanzie esterne, qualunque sia il meccanismo studiato, hanno un costo che qualcuno alla fine dovrà pagare.

Sarebbe quindi più costruttivo prendere atto dell’esistenza del problema, quantificarne i costi e confrontarli con i potenziali benefici (alcuni sono stati messi in luce dal documento di consultazione dell’Autorità per l’energia). Un dibattito impostato su queste basi sarebbe più utile della rinnovata contrapposizione fra le ideologie di chi considera il nucleare un Bene Irrinunciabile e di chi lo dipinge come il Male Assoluto.”

di Giovanni Battista Zorzoli, Presidente di ISES Italia. Il Dott. Zorzoli parteciperà al convegno “Il nucleare. Come? Tecnologia, mercato e politica industriale”, in programma il 16 febbraio prossimo.

 

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