Thursday, November 21, 2019
 

Super Mario non basta

di Giorgio La Malfa

Nella riunione di oggi del Consiglio Direttivo, la Banca Centrale Europea ha preso tre decisioni che vanno nella direzione di sostenere la ripresa economica dell’eurozona. Ha ulteriormente ridotto il tasso di interesse sui depositi presso la Bce, che è già negativo, per spingere le banche ad offrire più credito a imprese e consumatori. Ha prolungato il programma di acquisti di titoli di stato oltre il marzo 2017. Ha deciso di reinvestire nell’acquisto di titoli anche gli interessi che percepisce. Per Draghi l’andamento dell’inflazione indica che la ripresa continua a essere insufficiente. Ai giornalisti che chiedevano se queste decisioni indichino che il Quantitative Easing non ha funzionato, Draghi ha risposto energicamente che il QE sta funzionando, ma che il meno favorevole quadro economico internazionale fa sì che esso non abbia avuto finora l’impatto che nelle intenzioni della Banca doveva avere. Per questo si tratta di “ricalibrare” gli interventi in senso ancor più espansivo.

Fin qui Draghi. In realtà l’osservazione più pertinente è che mentre in Europa il Quantitative easing stenta a far ripartire l’economia, negli Stati Uniti ha funzionato benissimo, tanto che la disoccupazione è ormai al 5 per cento e la Riserva federale si appresta ad aumentare i tassi di interesse. La domanda è: perché in Europa il Qe è meno efficace che in America? La risposta è che l’Europa sconta i vincoli sulla politica economica europea fissati a Maastricht. Negli Usa l’offerta di moneta finanzia il maggiore deficit pubblico ed è il deficit pubblico che esercita un’azione di stimolo sulla domanda interna.

In Europa non c’è un bilancio federale che possa essere finanziato dalla banca centrale, mentre i bilanci degli Stati membri subiscono un vincolo al pareggio che prescinde dalle condizioni dell’economia e dal dramma della disoccupazione. La Bce mette a disposizione dei mercati una maggiore quantirà di moneta, ma se consumatori e imprese non domandano credito in misura sufficiente a fare ripartire con forza l’economia, la liquidità ristagna. Come si diceva un tempo: ‘il cavallo non beve’, anche se l’acqua sarebbe disponibile. In condizioni come queste sarebbe necessario uno stimolo prodotto attraverso i bilanci pubblici.

Fino a quando le regole europee non verranno riviste, un’abbondante offerta di moneta, da sola, per quanto generosa, può non bastare. La Bce mostra consapevolezza dei problemi e fa la sua parte, ma manca l’altra metà della politica economica, quella che deve essere attivata quando le condizioni economiche lo richiedono.

Articolo apparso su Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione il 04/12/2015

 

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