Thursday, November 26, 2020
 

Serve un piano con una visione che parta dalla sanità e guardi al medio termine

Il 28 ottobre si è tenuto un incontro a distanza del Gruppo dei 20 Revitalizing Anaemic Europe nel corso del quale si è discusso della recrudescenza del virus e del preoccupante aumento dei contagi. Scenario che riporta il Peaese in una situazione di allerta dal punto vista sanitario, in primis, ma anche e sociale ed economico. Evoluzione che riduce ancor di più le già deboli previsioni di crescita per l’anno venturo.

In questo nuovo contesto occorre evitare che gli interventi per l’emergenza,a questo punto nuovamente necessari,rappresentino un episodio di inseguimento degli eventi, piuttosto che la loro prevenzione.

L’auspicio è che da ora in avanti gli interventi in tema di sanità e di economia verranno pensati in modo che l’emergenza sia coniugata con un programma di medio periodo indispensabile per garantire l’uscita dalla recessione evitando di trovarsi al momento giusto senza le giuste strategie per rialzarsi e guardare avanti.

Le numerose riflessioni e gli spunti emersi durante il dibattitto sono contenuti in un nuovo documento (il quarto in materia post covid-19), scritto da Luigi Paganetto, che ha beneficiato delle osservazioni e dei commenti di Paolo Guerrieri, Rainer S. Masera, Beniamino Quintieri, Pasquale L. Scandizzo e Giovanni Tria e dei suggerimenti di Michele Bagella, Patrizio Bianchi, Claudio De Vincenti, Giampaolo Galli, Roberto Monducci, Luigi Nicolais, Costanza Pera, Riccardo Perissich.


Premessa

La crisi del post COVID-19 si è accostata spesso all’ “economia di guerra” e il Recovery and Resilience Plan al Piano Marshall del 1947. Tuttavia, ci si dimentica di dire che a quest’ultimo nel nostro Paese seguì, nel 1955, il Piano Vanoni. L’esperienza storica del piano Vanoni è significativa per le vicende dei giorni nostri, perché esso fu varato proprio quando c’era ancora l’emergenza della ricostruzione. Esso fu concepito come un piano decennale e, più precisamente, come “Lo schema di sviluppo dellʼoccupazione e del reddito in Italia per il decennio 1955-64”, che aveva quattro obbiettivi: la creazione di 4 milioni di posti di lavoro;la riduzione dello squilibrio tra Nord e Sud; l’aumento dell’export e il conseguente pareggio della bilancia dei pagamenti; la redistribuzione delle forze di lavoro.

Dire che oggi ci serve uno schema di riferimento complessivo in cui collocare scelte d’azione significa dire che, se nel 1955 un piano è stato necessario, altrettanto lo è oggi. Non si può aspettare la fine dell’emergenza e contare sull’avvio della ripresa per metterci mano. È necessario avere un progetto con cui intervenire evitando di inseguire o farsi precedere dagli eventi.

Certo. Sono passati i tempi del Ministero del Bilancio e della Programmazione economica.
Ciò non vuol dire, però, che le scelte necessarie per la ripresa dalla pandemia si possano fare senza una “visione”.

Allo stesso tempo, serve un quadro di compatibilità macroeconomiche con un’indicazione esplicita di priorità degli obbiettivi da raggiungere e degli strumenti da utilizzare. Non aiuta molto l’indicazione del Governo di un obbiettivo di raddoppio del tasso di crescita del PIL se non si dice come si può e si vuole realizzarlo.

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